La scomparsa di Fabio Mussi ci ha colpito nei sentimenti più profondi. Chi l’ha frequentato, avendo il privilegio di dialogare con una persona di straordinaria cultura, capace di inframmezzare discorsi serissimi con qualche battuta in un toscano in bilico tra Dante Alighieri e il primo Benigni, può testimoniarlo davanti a Dio. Anche se Fabio era dichiaratamente non credente: tuttavia, si è talvolta cristiani senza saperlo. Sentire le sue relazioni era un piacere, tanto rigorose quanto sempre aggiornate nelle analisi e nella esplorazione dei movimenti della e nella società.
Fabio Mussi ha ricoperto ruoli politici e culturali di prima grandezza: ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi, capogruppo alla Camera dei deputati del Pds e Ds, vicepresidente della stessa Camera, vicedirettore di Rinascita e condirettore de L’Unità, fondatore prima di Sel (sinistra, ecologia e libertà) e poi di Sinistra Italiana. Attivo e punto di riferimento fino all’ultimo.
Componente già giovanissimo del Comitato centrale del Pci -non dogmatico e piuttosto dedito alla critica- ebbe il coraggio di votare insieme ad una piccola pattuglia (con Lucio Lombardo Radice e Cesare Luporini) contro la radiazione del gruppo de il manifesto. E allora non era facile essere in dissenso. Non fu l’unica volta. Dopo il congresso dei Democratici di sinistra di Pesaro del 2001 -seguito alla sconfitta elettorale ad opera di Silvio Berlusconi- contribuì alla costruzione dell’esperienza del partito passata alla cronaca con il nome di “correntone”. Era stato candidato alla segreteria Giovanni Berlinguer, ma Fabio era il motore di quell’area.
Quando nacque il partito democratico Mussi non entrò in quello che riteneva un luogo ormai preda di un riformismo debole e di una sgradevole smania governista. Pronunciò una frase che ci è rimasta impressa: «Io mi fermo qui». Già, ora Mussi si è fermato definitivamente. E ci mancherai, Maestro. Però, la tua passione piena di sentimenti e di raffinatezza intellettuale rimarrà impiantata nel nostro immaginario.
È doveroso ricordare la vicinanza costante alle tematiche di Articolo21 e il cazzeggio un po’ malinconico e un po’ colto che facevamo insieme a Peppe Giulietti in un Transatlantico di un’altra età.
Mi fermo anch’io qui, perché le lacrime cominciano a scendere.
