Questa dichiarazione rilasciata dal Ministro Crosetto esige una risposta immediata:
“Se conoscesse la storia, saprebbe che gran parte della guerra di Liberazione fu combattuta dalle forze dell’Esercito, che dopo l’8 settembre decisero di difendere il nostro Paese”
Sicuramente alcuni reparti dell’esercito ebbero un ruolo ma la storia della Resistenza è molto diversa.
E’ necessario riprendere per intero i termini reali che animarono la Resistenza Italiana sul piano morale e politico.
C’è ancora bisogno di fare chiarezza e la si può fare soltanto stando con precisione da una certa parte della barricata, dimostrando davvero gramscianamente di “odiare gli indifferenti”.
La Resistenza nasce come moto di popolo, con una forte spinta dal basso: fu quella l’anima vera del movimento di Liberazione.
Una simile spinta, fatta di volontà e di passione si verificò in Italia , come in tante altre parti d’Europa, tra il 1943 e il 1945.
Un ideale si delineò nell’animo del popolo : balenò nella mente della grande maggioranza un obiettivo che doveva essere raggiunto ad ogni costo, unendosi per ottenerlo. L’obiettivo era quello della libertà e del riscatto sociale.
Gli operai in numero sempre più grande, i contadini, le popolazioni inermi della città appoggiarono coloro che combattevano; la parte migliore dell’apparato dello Stato si schierò dalla parte dei combattenti, la parte sana della classe dirigente non poté resistere a questa spinta, che fu la realtà vera nella vita della nazione.
Ricordare la Resistenza oggi vuol dire non dimenticare come la Resistenza è sorta, come è stata condotta la lotta e come si è giunti alla vittoria del 25 Aprile.
Oggi, forse, non tutti ricordano quali furono le condizioni di partenza, a quale grado di delusione, di smarrimento e persino di decomposizione era giunto l’animo dei cittadini italiani attraverso l’esperienza dura, umiliante, tragica della tirannide fascista.
Pochi ricordano ormai, a distanza di tanto tempo, quali fossero le condizioni del nostro paese quando quell’infame regime crollò sotto il peso dei delitti che aveva commesso.
Tra il 25 Luglio e l’8 Settembre 1943, la vecchia classe dirigente che per una parte aveva tiranneggiato il popolo, sopprimendo qualsiasi vestigia di libertà e per l’altra parte ingrassata all’ombra del regime tirannico, approfittando di tutte le prepotenze, di tutte le violenze, di tutti i delitti per rafforzare i propri privilegi ed estendere il cumulo dei propri profitti materiali, quella classe dirigente si sfasciava, era in fuga, stava scomparendo.
E il popolo, che cosa doveva fare il popolo in quelle condizioni, in cui sembrava che tutto mancasse, in cui la persona semplice, cui fosse stato posto il problema di quello che avrebbe dovuto fare non avrebbe saputo rispondere perché troppi erano i problemi insoluti.
Il miracolo della Resistenza, il fatto più grande che vi sia stato nella storia d’Italia dei tempi moderni, fu quello del passaggio dalla tirannide abbietta alla lotta per la democrazia; dall’asservimento a un imperialismo straniero come quello nazista che metteva il piede sul collo perfino ai suoi servi fascisti alla fiera rivendicazione dell’indipendenza per riconquistare dignità, pieni diritti nazionali e la pace.
La Resistenza consentì il passaggio dalla retorica tronfia e vergognosa che esaltava la guerra come sola igiene del mondo, all’umanità nuova dei nostri partigiani che combatterono e morirono sapendo proclamare di combattere e morire perché sorgesse un mondo nuovo.
