Se l’Olanda scopre il fianco e prova a reagire alla prepotenza di Washington, l’Italia sceglie la via più comoda e inquietante: il silenzio assenso.
Come già denunciato sulle pagine di Articolo21 — che per primo ha sollevato l’allarme parlando di un attacco sferrato direttamente contro la sovranità giudiziaria e costituzionale del nostro Paese — l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste di proscrizione statunitensi rappresenta un precedente devastante. Un’aggressione aperta alle garanzie democratiche che trascende il singolo collettivo per colpire la libertà di pensiero, la privacy e l’antifascismo digitale di tutta la comunità nazionale.
Mentre a Roma il governo tace — lasciando che istituzioni bancarie come Banca Etica congelino conti e donazioni per non incorrere nel braccio armato del sistema sanzionatorio USA —, la società civile europea dimostra di aver compreso la portata del rischio. La mobilitazione delle trenta associazioni olandesi invia una scossa che travalica i confini dell’Aia: il modello delle sanzioni sconsiderate imposte da oltreoceano crea un corto circuito giuridico in cui la giurisdizione americana sovrasta il diritto europeo.
L’appello olandese al governo dell’Aia e all’Unione Europea per la creazione di un’infrastruttura digitale sovrana e la blindatura delle transazioni economiche istituisce un ponte ideale con le battaglie di difesa costituzionale portate avanti in Italia. La questione non è più circoscritta all’attivismo di nicchia o alla gestione dei server dei mediattivisti: la vera partita gioca sulla capacità dell’Europa di proteggere i propri cittadini, i propri giudici e la propria libertà d’espressione dal ricatto economico di un’altra potenza straniera.
Un’inerzia, quella delle istituzioni italiane, che rischia di trasformare il nostro Paese in un mero spettatore di scelte altrui, mentre oltre confine c’è chi prova a tracciare una linea di resistenza e a rivendicare un’infrastruttura di diritti realmente indipendente.
