Certe valli del Trentino sono strette, ma a volte lo spazio per la decenza sembra ancora più piccolo. Siamo a Pietramurata, all’Hotel Ciclamino.
Qui, in questi giorni, è successo qualcosa che dovrebbe far vergognare chi governa questo Paese. Dentro un albergo chiuso ci sono quattrocento naziskin arrivati da mezza Europa. Portano le teste rasate, le rune, le croci celtiche e le bandiere di un passato che credevamo sepolto sotto le macerie della storia. Si chiamano Veneto Fronte Skinheads, e il loro raduno lo chiamano “Ritorno a Camelot”. Come se le fiabe potessero giustificare la miseria morale.
La cosa surreale — se non fosse dannatamente tragica — è il modo in cui ci sono arrivati. È bastata una carta bollata e un cavillo burocratico per trasformare un raduno eversivo in una festa privata tra amici. E così la legge, che dovrebbe difendere la Repubblica, si è messa al loro servizio. Fuori da quell’albergo ci sono centocinquanta agenti in assetto antisommossa. Centocinquanta uomini dello Stato pagati dai cittadini per fare da scudo a chi urla insulti razzisti e sputa odio antisemita tra i saluti nazifascisti. È una scena che fa male agli occhi e all’anima. Lo Stato che protegge i neonazisti e volta le spalle ai sindaci che hanno detto no. Hanno protestato la sindaca di Dro Ginetta Santoni, il sindaco di Trento Franco Ianeselli, il consiglio comunale, i sindacati, l’ANPI, i professori universitari. Ma nei palazzi si preferisce guardare altrove: chiamala indifferenza, o più semplicemente vigliaccheria.
Per fortuna, fuori da quel perimetro blindato, c’era un’altra Italia. Quella che non ha bisogno di circolari ministeriali per capire da che parte stare.
Così, lungo la statale, si è mossa la gente. Ed erano più di mille, oggi. C’erano i residenti, i lavoratori delle fabbriche, i ragazzi, e c’erano gli anziani dell’ANPI con i fazzoletti al collo, che la storia la ricordano bene perché l’hanno vissuta o l’hanno ereditata nei racconti di chi non c’è più. Non cercavano scontri, cercavano solo di dire che qui la dignità non si affitta. Esposti sui balconi delle case i tricolori e i lenzuoli scritti a mano.
La libertà è come l’aria, diceva Calamandrei, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. A Pietramurata, quest’aria pesante l’hanno ripulita i cittadini. Lo Stato ha mandato i blindati a difendere l’odio, la comunità ha mandato in strada la propria coscienza civile. E alla fine, tra un timbro prefettizio e un saluto fascista, la vera notizia di questi giorni è che la democrazia, in questa valle, non l’hanno salvata i decreti. L’ha salvata la gente comune.
