Nessun silenzio e nessuna mezza misura di fronte all’ennesima campagna di fango scatenata contro una giovane donna che ha avuto l’unico, straordinario “torto” di dire la verità e di richiamare tutti al rispetto della Costituzione. In queste ore assistiamo allo spettacolo indecente di un conformismo politico e mediatico che si è scagliato in modo orchestrato contro la segretaria dei Giovani Democratici. Da Carlo Calenda a Giorgio Gori, fino ai custodi dell’ortodossia del riarmo, abbiamo ascoltato maestrini di ogni ordine e grado salire in cattedra per impartire lezioncine di patriottismo e di antifascismo. A costoro, che si professano liberali ma inseguono l’imbonimento bellicista, dobbiamo dire una cosa molto semplice: riaprite i libri di storia prima di parlare!
La nostra Resistenza, quella vera, scolpita nel sangue e nella memoria del Paese, è cresciuta proprio grazie a un gigantesco atto di diserzione e di renitenza alla leva. Centinaia di migliaia di ragazzi rifiutarono di rispondere ai bandi di guerra del generale Graziani e di Mussolini. Dissero “no” alla chiamata alle armi del nazifascismo, scelsero la clandestinità e le montagne per non essere complici di una guerra criminale. Quella “diserzione” fu il primo, fondamentale mattone della nostra democrazia e della nostra libertà. Ridurre la memoria partigiana a un’apologia del militarismo permanente significa falsificare la storia e tradire il sacrificio di chi imbracciò le armi per porre fine a tutte le guerre, non per renderle un dogma permanente.
Virginia Libero ha fatto semplicemente ciò che ogni cittadina e cittadino libero dovrebbe fare: ha ricordato che l’Articolo 11 della Costituzione non è un’opzione facoltativa, ma un imperativo etico. L’Italia ripudia la guerra. E l’Articolo 52, che definisce la difesa della Patria come “sacro dovere”, non è mai stato una delega in bianco per la corsa alle armi, per l’aumento delle spese militari al 5% del PIL o per trasformare le nuove generazioni in carne da macello. La Patria si difende con la diplomazia, con la giustizia sociale, con la cooperazione e con la difesa civile.
Non è un caso che, mentre i palazzi della politica edulcorano la retorica delle bombe, l’Italia reale e profonda si stia muovendo in direzione ostinata e contraria. Oltre cinquantamila cittadine e cittadini hanno già firmato la proposta di legge d’iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, per istituire un Dipartimento della difesa civile, nonviolenta e non armata. Questa è la risposta matura di chi sa che fermare le guerre richiede coraggio, partecipazione e strumenti alternativi alla distruzione.
La propaganda che vuole un mondo saturo di armamenti non ha nulla a che fare con la sinistra, con il movimento operaio e con la nostra Carta fondamentale. A Virginia Libero va tutta la solidarietà e la vicinanza che merita. Non lasciarla sola significa stare dalla parte di chi non si piega alla logica delle bombe e ribadire che la pace, prima di tutto, è resistenza.
Virginia Libero ha fatto semplicemente ciò che ogni cittadina e cittadino libero dovrebbe fare: ha ricordato che l’Articolo 11 della Costituzione non è un’opzione facoltativa, ma un imperativo etico. L’Italia ripudia la guerra. E l’Articolo 52, che definisce la difesa della Patria come “sacro dovere”, non è mai stato una delega in bianco per la corsa alle armi, per l’aumento delle spese militari al 5% del PIL o per trasformare le nuove generazioni in carne da macello. La Patria si difende con la diplomazia, con la giustizia sociale, con la cooperazione e con la difesa civile.
Non è un caso che, mentre i palazzi della politica edulcorano la retorica delle bombe, l’Italia reale e profonda si stia muovendo in direzione ostinata e contraria. Oltre cinquantamila cittadine e cittadini hanno già firmato la proposta di legge d’iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, per istituire un Dipartimento della difesa civile, nonviolenta e non armata. Questa è la risposta matura di chi sa che fermare le guerre richiede coraggio, partecipazione e strumenti alternativi alla distruzione.
La propaganda che vuole un mondo saturo di armamenti non ha nulla a che fare con la sinistra, con il movimento operaio e con la nostra Carta fondamentale. A Virginia Libero va tutta la solidarietà e la vicinanza che merita. Non lasciarla sola significa stare dalla parte di chi non si piega alla logica delle bombe e ribadire che la pace, prima di tutto, è resistenza.
