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Roberto Natale sul caso Ranucci: «Il Cda informato dalle agenzie. Una scelta politica»

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Il consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale critica duramente la decisione che riguarda Report: «Pressioni politiche fortissime e nessuna vera motivazione. L’azienda avrebbe dovuto difendere il programma».

Tensione ai vertici della Rai per la vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e Report. A intervenire è Roberto Natale, componente del Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, che in un’intervista a Il Fatto Quotidiano denuncia il mancato coinvolgimento del Cda e parla apertamente di una decisione maturata sotto una forte pressione politica.

Natale racconta di aver appreso la decisione riguardante Ranucci praticamente nello stesso momento in cui la notizia veniva comunicata alle agenzie di stampa. Una modalità che giudica particolarmente grave, anche perché, durante la seduta del Cda del 30 luglio, era stato chiesto all’amministratore delegato Giampaolo Rossi di tenere informati i consiglieri sulle decisioni relative a Report.

Secondo Natale, quanto accaduto rappresenterebbe quindi uno «schiaffo» al Consiglio di amministrazione. Insieme agli altri consiglieri Davide Di Pietro e Alessandro Di Majo, ha spiegato, avrebbe immediatamente preso le distanze dalla scelta, sottolineando anche i possibili effetti economici e giudiziari per l’azienda.

«Un colpo durissimo a Report»

La critica riguarda anche le conseguenze per il programma. Natale ricorda come Report abbia ottenuto risultati importanti sia sul fronte degli ascolti sia nelle rilevazioni Qualitel relative all’apprezzamento del pubblico, oltre ad avere una capacità significativa di attrarre investimenti pubblicitari.

Per il consigliere Rai, quindi, indebolire una trasmissione con queste caratteristiche sarebbe una decisione difficilmente comprensibile dal punto di vista aziendale, soprattutto in una stagione nella quale altre produzioni presenterebbero problemi di ascolto ben più evidenti.

Il punto centrale, però, resta la motivazione della decisione. Natale sostiene che non sarebbe stata fornita una spiegazione sufficientemente concreta per giustificare l’allontanamento di Ranucci da Report. Eventuali contestazioni, afferma, dovrebbero dimostrare un’effettiva influenza sui contenuti editoriali del programma. In assenza di elementi di questo tipo, le accuse sarebbero caratterizzate da una forte vaghezza.

Natale: «Pressione politica fortissima»

Da qui l’interpretazione politica della vicenda. Secondo il componente del Cda, attorno a Report si sarebbe sviluppata una «pressione politica fortissima», accompagnata da una campagna proveniente dal centrodestra.

Natale chiama in causa anche la gestione dei vertici Rai, sostenendo che un’azienda dovrebbe essere in grado di mostrare autonomia e difendere le proprie produzioni quando vengono attaccate. A suo giudizio, invece, nessuno ai vertici avrebbe preso pubblicamente le difese di Report.

Nel corso dell’intervista vengono ricordati anche altri episodi ritenuti anomali: dal servizio del Tg1 delle 20 sulle indiscrezioni relative a un documento interno della redazione fino alla pubblicazione sulla stampa dei compensi di alcuni giornalisti Rai, informazioni che, osserva Natale, non sarebbero normalmente disponibili neppure ai membri del Consiglio di amministrazione per ragioni di privacy.

Allo stesso tempo, viene sottolineato come il Cdr dell’Approfondimento, inviati e capi-autori abbiano contestato la decisione assunta dall’azienda.

Gli attacchi interni alla Rai

Un ulteriore elemento di critica riguarda gli interventi pubblici contro Ranucci arrivati anche da personalità della stessa Rai. Natale cita in particolare il conduttore Salvo Sottile, facendo riferimento ai numerosi post pubblicati contro il giornalista.

Per il consigliere di amministrazione, l’intera gestione della vicenda rappresenta quindi un grave errore sotto il profilo editoriale e aziendale. La conclusione è particolarmente netta: la decisione presa dalla Rai sarebbe, a suo giudizio, una «drammatica dimostrazione di autolesionismo».

Fonte: intervista a Roberto Natale di Lorenzo Giarelli, Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2026.


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