Emfa, la grande incompiuta

Ranucci via da Report? Era già tutto scritto

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Era già tutto scritto. Aspettavano soltanto l’occasione giusta per chiudere l’esperienza di Report con Sigfrido Ranucci alla conduzione.
Non è una decisione che arriva dal nulla. Da mesi esponenti della maggioranza attaccavano Ranucci e Report. In questi giorni si sono espressi anche il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, il presidente del Senato Ignazio La Russa e, ripetutamente, esponenti di Fratelli d’Italia. Il bersaglio era evidente. Oggi arriviamo al risultato.
Questa destra è insofferente al controllo del giornalismo. Non ama il giornalismo d’inchiesta perché il giornalismo d’inchiesta controlla il potere: fa domande, scava, verifica e porta alla luce quello che il potere preferirebbe non vedere raccontato.
E c’è un elemento che rende tutto ancora più grave: siamo alla vigilia della campagna elettorale per le politiche del 2027.
Togliere di mezzo il Report di Ranucci significa liberarsi di una voce scomoda proprio mentre comincia la corsa verso le elezioni.
Non basta l’escamotage di affidare la conduzione a due giornalisti vincitori di concorso per cancellare la questione fondamentale: quale Report vedremo adesso?
È questa la prova del nove. Vedremo se continuerà a fare le pulci al potere con la stessa libertà, autonomia e capacità investigativa. Vedremo quali inchieste saranno mandate in onda, quali temi saranno affrontati e, soprattutto, quali poteri saranno indagati.
Abbiamo già portato la questione in Europa perché l’European Media Freedom Act stabilisce un principio fondamentale: il servizio pubblico deve essere indipendente dalle interferenze politiche. Quando esponenti delle più alte istituzioni e della maggioranza chiedono ripetutamente la testa di un giornalista del servizio pubblico, esiste un problema democratico.
Sigfrido Ranucci deciderà liberamente cosa fare sul piano legale e professionale e la politica deve rispettarne l’autonomia.
Ma c’è un fatto che non può essere ignorato: la redazione di Report ha giudicato irricevibile la proposta dei due nuovi conduttori ed è pronta alle dimissioni in blocco se l’azienda non cambierà decisione. Questo dice molto: qui non è in discussione soltanto il destino professionale di un conduttore, ma l’identità stessa di Report e il suo modello di giornalismo.
Sul piano politico noi non faremo nessun passo indietro. Difenderemo l’autonomia del servizio pubblico e vigileremo su ciò che Report diventerà.

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