La storica associazione delle emittenti locali AerAntiCorallo ha celebrato nel mese scorso i cinquant’anni delle radio e televisioni locali, legittimate a trasmettere da una storica sentenza della Corte costituzionale nel luglio 1976. In verità, quell’atto a suo modo rivoluzionario fu anticipato da due sentenze del 1974, che bocciarono il monopolio statale su installazione ed esercizio dei ripetitori esteri, nonché il divieto per le trasmissioni via cavo.
Telebiella fu un caso clamoroso, con tanto di denuncia del direttore Peppo Sacchi, la cui figura di pioniere coraggioso andrebbe ricordata perché senza la sua caparbietà forse la storia non sarebbe andata avanti. Cadde un governo (l’esecutivo presieduto da Giulio Andreotti nel 1973, con il partito repubblicano che tolse la fiducia e le dimissioni del ministro delle poste e telecomunicazioni Giovanni Gioia) e la strada della liberalizzazione fu spianata. Del resto, a parte la caduta di egemonia della Rai, gli anni Settanta furono un’età di cambiamenti e di riforme, mentre gli influssi delle culture alternative e sovranazionali che scuotevano l’ambiente ideologico tradizionale si facevano sentire con forza irresistibile.
Il fenomeno delle radio (prima) e delle televisioni locali uscì dall’illegalità con l’evocata sentenza. Si apriva un vuoto che il legislatore avrebbe dovuto riempire con una normativa moderna ed adeguata.
Come purtroppo è noto non fu così e la rivoluzione gentile fu turbata nelle fondamenta dall’avvento delle stazioni di Silvio Berlusconi, dapprima Telemilano e poi e poi: l’oligopolio privato garantito dai governi presieduti da Bettino Craxi. Fininvest, divenuta Mediaset, interruppe il sogno e l’assetto dell’etere italiano assunse i tratti del cosiddetto duopolio, ovvero l’alleanza competitiva tra la Rai e il Biscione. Ancora ne vediamo le conseguenze, moltiplicate dai cambiamenti nelle tecniche diffusive e nelle abitudini del consumo. Il passaggio all’universo digitale e al capitalismo delle piattaforme ha profondamente mutato lo scenario, e tutto questo ha avuto e ha enormi implicazioni nell’evoluzione delle emittenti locali.
Torniamo al bel convegno promosso da AerAntiCorallo. Nella relazione del presidente Marco Rossignoli e nelle comunicazioni si sottolineavano i nodi urgenti da affrontare: dalle frequenze all’utilizzo dello standard trasmissivo Dvb-T2, alla collocazione del numero dei canali sul telecomando, alla stabilizzazione delle provvidenze pubbliche, al rapporto con la sanguisuga delle telecomunicazioni che ha già ampiamento ridotto lo spettro di irradiazione. Inoltre, la radio ha il problema di normalizzare le tecniche Dab, straordinariamente duttili e crossmediali, ma non entrate mai davvero nelle consuetudini dell’ascolto generalista e per di più messe in causa dalle auto di nuova generazione.
Tanti spunti sono emersi e la giornata di rievocazione dell’anniversario è stata celebrata con l’emissione da parte del ministero guidato da Adolfo Urso di un francobollo celebrativo. Con l’attuale dicastero siamo ormai arrivati a circa trecento bolli, chissà per farci cosa, visto che nell’economia delle poste la corrispondenza rappresenta poco più del 7% del complesso delle attività. Però, è pur sempre un riconoscimento importante verso un mondo che non ha avuto l’attenzione dovuta da parte del sistema politico, salvo che nei periodi elettorali.
Eppure, diversi format sono nati in qualche piccolo appartamento sotto il tetto che ospitava un’antenna e – ahinoi – la striscia infinita dei talk non sarebbe esistita senza l’universo locale, povero e costretto così a utilizzare ospiti volenterosi.
Insomma, se cinquant’anni vi sembrano pochi. Ma il locale, nell’era delle reti e delle Intelligenze artificiali, con l’orchestra degli insidiosi data center, torna di attualità. In fondo, si prospetta un nuovo inizio. Non si vive solo una volta.
(Da Il Manifesto)
