Caro campo progressista,
dire no a Porta a Porta adesso, dopo la vicenda di cui è stato vittima Peppe Provenzano, è facile, quasi scontato. C’è chi lo sostiene da vent’anni ma pazienza, meglio tardi che mai! Ora, però, il proposito deve trovare attuazione concreta. Gli si dica “no, grazie”, senza rancore, senza mancanza di rispetto. Gli si dica: andiamo altrove, inventiamo podcast, piuttosto ci prendiamo una birra con le nuove generazioni che certo la sera, a mezzanotte, non guardano quella trasmissione.
Porta a Porta appartiene a un’altra epoca, a un’altra realtà mediatica, a un altro mondo che ha poco o nulla a che spartire con la società contemporanea. Segue un ritmo, una modalità di racconto e dei canoni perfetti per chi ancora si informa prevalentemente grazie alla tv, per chi ha bisogno di una certa rassicurazione in merito all’ordine costituito, per chi ama sentirsi ripetere, proprio come nella Puglia di inizio Novecento, “Mondo è e mondo sarà”. Peccato che il mondo, anche in assenza di un Di Vittorio, sia cambiato eccome, che ventenni e trentenni abbiano altri canoni, altri linguaggi, altre modalità comunicative, altre passioni, un altro spirito e altri punti di riferimento politici e mediatici. E allora compilo tu, caro campo progressista, un atto politico straordinario: diserta, impara a dire uno di quei famosi no che aiutano a crescere, crea nuovi spazi, nuove dimensioni, nuovi strumenti di dialogo e di confronto con il Paese e, soprattutto, non tornare indietro.
Porta a Porta ha fatto il suo tempo, con luci e ombre, e sarebbe bene che lo stesso Vespa la archiviasse e guardasse avanti. Forse non ne ha voglia, forse, dopo tanti anni, non è in grado di farlo, forse si illude, per l’appunto, che “Mondo è e mondo sarà”, ma come si è passati dalla Monarchia alla Repubblica, presto si passerà a una crossmedialità in cui l’apparecchio televisivo sarà solo uno dei tanti strumenti di comunicazione, non più l’unico e non certo il principale. E la stessa RAI o lo capisce e si rinnova o stavolta è destinata a svanire.
Quanto al centrosinistra, o esce dal chiuso delle stanze e va ad abbracciare ragazze e ragazzi di strada o smarrisce definitivamente la propria ragione di esistere.
