Non mi interessa parlare di quello che capita a me. Da quando è uscito il mio libro “Maledetti Pacifisti” (10 maggio 2022), poi seguito da “Se vuoi la Pace conosci, la guerra” e da centinaia di incontri per la pace, contro la guerra, il riarmo e la narrazione bellicista in tutta Italia, comprese tante scuole, dedico una parte della mia settimana ad avvocati, posti di polizia e tribunali tra minacce e diffamazione.
Mi interessa invece parlare del clima che grava sul giornalismo italiano, su chi nel giornalismo italiano pratica il pensiero critico. Un clima ben esemplificato, da ultimo, dalla denuncia all’ODG contro Beppe Giulietti per un video in cui solidarizzava con i denunciati all’ODG.
Mi interessa invece parlare del clima che grava sul giornalismo italiano, su chi nel giornalismo italiano pratica il pensiero critico. Un clima ben esemplificato, da ultimo, dalla denuncia all’ODG contro Beppe Giulietti per un video in cui solidarizzava con i denunciati all’ODG.
Le querele temerarie che sfruttano un vuoto normativo, quello che da anni noi giornalisti chiediamo di colmare, continuano mentre lo stesso meccanismo si sta sviluppando sotto forma di esposti alle commissioni di disciplina che potremmo definire temerari, per numero e per la loro infondatezza che porta poi ad archiviarli.
Mi chiedo però se conti il bersaglio da colpire quando si spara sapendo che non si riuscirà a raggiungerlo. Conta quello o conta far rumore? Conta che lo sparo venga avvertito attraverso tutto il panorama del giornalismo italiano?
Perchè c’è chi, come me, reagisce a tutela della propria onorabilità, della propria libertà ma ci sono altri che pur non essendo l’obiettivo degli attacchi possono restarne negativamente colpiti, spaventati. E’ un effetto sistemico contro il quale ci sono possibili risposte, più di tutte è necessaria quella politica per ribadire che l’articolo 21 della Costituzione, già terremotato dal Pensiero Unico Bellicista, non può essere sgretolato da tante piccole martellate, guardiamo al bulldozer ma non dimentichiamo i piccoli manovali della censura, all’apparenza risibili e insignificanti ma spesso pionieri, avanguardisti che sperimentano nuove forme per tacitare l’informazione e mettere la sordina alla verità.
Perchè c’è chi, come me, reagisce a tutela della propria onorabilità, della propria libertà ma ci sono altri che pur non essendo l’obiettivo degli attacchi possono restarne negativamente colpiti, spaventati. E’ un effetto sistemico contro il quale ci sono possibili risposte, più di tutte è necessaria quella politica per ribadire che l’articolo 21 della Costituzione, già terremotato dal Pensiero Unico Bellicista, non può essere sgretolato da tante piccole martellate, guardiamo al bulldozer ma non dimentichiamo i piccoli manovali della censura, all’apparenza risibili e insignificanti ma spesso pionieri, avanguardisti che sperimentano nuove forme per tacitare l’informazione e mettere la sordina alla verità.
E non dimentichiamo che in Parlamento ci sono 4 disegni di legge, sia della maggioranza che di una parte dell’opposizione, che attuando le linee guida sull’anti-semitismo dell’IHRA a breve renderanno sanzionabile non (com’è giusto che sia) l’antisemitismo ma la critica ad Israele agevolando così anche chi vuole soffocare il giornalismo libero.
A proposito volete sapere quali sono gli effetti delle indebite, creative, anomale, all’apparenza folli pressioni su alcuni giornalisti? Che questa riflessione alla cui conclusione vi avviate è stata fatta leggere ad un’avvocata prima che venisse pubblicata. Al posto mio qualcuno avrebbe detto, lascio perdere. Come dargli torto?
