Le inchieste delle procure di Roma, Latina e Velletri, negli ultimi mesi, hanno fatto emergere un mercimonio di favori nel settore della sanità laziale. Le indagini hanno portato agli arresti domiciliari di un consigliere regionale e di un primario della reumatologia del Sant Eugenio. Poco tempo prima, c’è stata l’inchiesta che ha coinvolto molte figure apicali della dirigenza della Asl di Roma 6.
La sanità, non da oggi, è la principale voce di spesa regionale, il 65 % delle risorse del bilancio regionale pari a 12,878 miliardi di euro. Le spese del PNRR per la sanità nel Lazio sono state pari a 14 miliardi di euro (fonte Ufficio Parlamentare di bilancio l PNRR e la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, 23 maggio del 2025).
Un piatto invitante per le mafie e per la corruzione che, da sempre, sono “inossidabili” nel nostro paese.
Nelle strutture della sanità laziale vi è la consapevolezza di questi pericoli? Ci sono degli strumenti predisposti per tenere alta l’attenzione? Si conosce questo aspetto del contesto dove si opera? A tutte queste domande potrebbero dare una risposta alcuni documenti ufficiali ovvero i PIAO (Piani Integrato di Attività e Organizzazione). Osserviamo i documenti di tre Asl i cui territori sono interessati da presenze di organizzazioni mafiose: quella di Latina, quella di Roma 1 (Roma centro) e quella della Roma 6 (litorale e castelli romani). Nel territorio della Roma 6 ci sono stati condizionamenti mafiosi nelle p.a. (vedasi gli scioglimenti dei consigli comunali di Anzio, Aprilia e Nettuno). Nel PIAO dell’Asl di Latina si registra una chiara consapevolezza del contesto esterno, fortemente inquinato dalle mafie. In quello della Asl di Roma 6 invece il “nulla cosmico”. Il terzo esempio è quello della Asl Roma 1 la più “ricca” ed importante azienda sanitaria del Lazio anche qui nessuna analisi del contesto mafioso esterno, nessuna parola sembra meritare di essere spesa..
La normativa anti corruzione prevede che all’interno di ogni ente/organizzazione statale o locale vi sia un Responsabile per l’Anticorruzione chiamato a svolgere il ruolo di ” prima sentinella” sui fenomeni corruttivi. La legislazione sottopone la sua nomina al Direttore Generale dell’Asl, il che, praticamente, significa che il controllato si sceglie il controllore…In secondo luogo il Responsabile Anti corruzione svolge il suo ruolo assieme ad altri e lo fa “nei ritagli di tempo” senza uno staff o con uno staff non adeguato. Spesso vivendo le segnalazioni di fenomeni corruzione come fastidi e tenendo una grande attenzione invece agli obblighi di pubblicazione di file e tabelle sull’area amministrazione trasparente del sito aziendale.
La normativa anti corruzione europea ha introdotto uno strumento fondamentale che dovrebbe servire per prevenire e reprimere la corruzione in tempi rapidi: lo strumento del whistelblowing ovvero della segnalazione di illecito. Chi segnala ha una tutela “granitica” da parte della legge a meno che non compia una diffamazione è sottoposto a tutela e non può essere destinatario di procedimenti disciplinari. Questo formidabile istituto secondo quanto disposto dalle linee guida ANAC deve però partire, prioritariamente, all’interno dell’organizzazione ove opera il segnalante: ovvero utilizzando il canale di segnalazione interno: comune, asl, azienda ospedaliera e ministero etcc. Questo non fa che scoraggiare i possibili segnalanti, perché, come evidente, gli stessi si trovano a dover segnalare un presunto illecito all’interno della propria organizzazione e ad un soggetto che certamente non è terzo ne autonomo e che può individuarli, senza difficoltà esponendoli ad eventuali ritorsioni. Tant’è che se si vedono le segnalazioni di whistleblowing, nelle varie asl romane, (laddove sono pubblicati i dati) le stesse sono 1 o 2 per azienda e quasi sempre archiviate… E i dati dell’autorità nazionale anticorruzione che ci dicono? Nel 2024 ci sono state 1.213 segnalazioni di cui solo 285 sono stati oggetto di indagine le altre archiviate o inammissibili. Non sappiamo che tipo di provvedimenti abbia emesso ANAC e quale sia la media dei tempi di risposta ad una segnalazione…
Questo è il quadro desolante degli strumenti di prevenzione e della loro applicazione. La prevenzione della corruzione non esiste come ha detto, il 25 maggio del 2023 davanti alla commissione giustizia della camera, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo “occorre riconoscere che i controlli interni nella pubblica amministrazione, non esistono e quelli previsti dalla legge sono spesso ridotti a mera cosmesi”.
Le conclusioni sono evidenti: prevenzione dei fenomeni illeciti del tutto assente, risposta sanzionatoria da parte di magistratura e forze dell’ordine, fortemente, limitata dall’abolizione del delitto di abuso di ufficio, dalla limitazione del traffico di influenze e dalle reiterate modifiche del codice di procedura penale che prevedono come, eccezionale, il ricorso alla custodia cautelare e alle pene detentive in casi di corruzione. Cosa accadrà fra qualche anno quando inizieranno le prime inchieste sulla gestione dei fondi del PNRR?
(Nella foto il Procuratore Melillo)
