Giornalismo sotto attacco in Italia

“Non possiamo, in coscienza.” Il no di Dario Amodei al Pentagono

0 0

C’è un uomo che ieri ha detto no al Pentagono. Non a un cliente qualunque: al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con 200 milioni di dollari di contratto sul tavolo e la minaccia di perdere tutto.

Si chiama Dario Amodei. È italoamericano — padre di Massa Marittima, madre di Chicago — e insieme alla sorella Daniela ha fondato Anthropic, l’azienda dietro Claude, uno dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale al mondo. Giovedì scorso ha pubblicato una dichiarazione che vale la pena leggere, perché in un’epoca in cui le aziende tech si genuflettono davanti a qualsiasi potere, suona quasi anacronistica: “non possiamo, in coscienza, accettare la loro richiesta.”

Cosa chiedeva il Pentagono?

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva dato un ultimatum ad Anthropic: entro venerdì, rimuovere qualsiasi salvaguardia dal sistema Claude e metterlo a disposizione dell’esercito per “qualsiasi uso legale”, senza limitazioni.

In caso contrario, taglio del contratto, designazione dell’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento” — un’etichetta fino ad oggi riservata agli avversari degli USA, mai a un’azienda americana — e persino l’invocazione del Defense Production Act, legge della Guerra Fredda che consentirebbe allo Stato di requisire tecnologie private.

Amodei ha risposto no. E ha spiegato perché con una precisione che raramente si sente nel settore tech.

Le sue preoccupazioni erano due, concrete e circostanziate. Prima: l‘uso dell’IA per la sorveglianza di massa dei cittadini americani. I modelli come Claude potrebbero teoricamente aggregare dati dispersi su milioni di persone e costruire profili individuali a una scala mai vista prima — con implicazioni devastanti per i diritti civili. Seconda: l’impiego in armi completamente autonome. I sistemi di IA attuali, ha detto Amodei, non sono abbastanza affidabili per essere lasciati soli a decidere se e quando colpire. Un errore in quel contesto non è un bug da correggere: è una vita umana.

“In un ristretto numero di casi”, ha scritto, “riteniamo che l’IA possa minare, anziché difendere, i valori democratici.”

Il venerdì è arrivato e con lui la rappresaglia. Hegseth ha ufficialmente etichettato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento — prima volta nella storia per un’azienda americana. Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di sospendere immediatamente l’uso della tecnologia Anthropic. Il sottosegretario Emil Michael ha scritto sui social che Amodei “ha un complesso da Dio” e vuole controllare l’esercito americano.

Amodei ha risposto anche a questo, in un’intervista a CBS News: “Tutto quello che abbiamo fatto è stato nell’interesse di questo Paese. Le loro azioni sono state ritorsive e punitive.”

Potrebbe sembrare una disputa lontana, tra poteri americani che non ci toccano. Non è così. Perché questa vicenda parla di qualcosa di molto importante: chi costruisce gli strumenti di intelligenza artificiale che usiamo ogni giorno, e con quali valori li costruisce.

Anthropic nasce nel 2021 proprio da una rottura con OpenAI — la società che ha creato ChatGPT. Amodei e sua sorella lasciano OpenAI quando Microsoft ci investe un miliardo di dollari e l’azienda vira verso una logica puramente commerciale. Fondano Anthropic con una missione esplicita: costruire IA sicura, eticamente fondata, con paletti chiari su cosa il sistema può e non può fare.

Negli anni successivi, OpenAI ha continuato a espandersi, raccogliendo 110 miliardi di dollari di nuovi investimenti questa settimana sola — e il suo CEO Sam Altman, secondo il Wall Street Journal, si è offerto di “mediare” nel conflitto tra Anthropic e il Pentagono, schierandosi di fatto con chi chiedeva meno vincoli.

Questa differenza di visione non è astratta. Si traduce in come vengono addestrati i modelli, quali contenuti vengono bloccati, se e come i dati degli utenti vengono trattati, se un’azienda è disposta a perdere un contratto da 200 milioni pur di non diventare complice di sorveglianza di massa.

Dario Amodei ha scelto. E la sua scelta, in questo momento storico in cui le grandi aziende tech fanno a gara per compiacere l’amministrazione Trump, merita di essere conosciuta.

Non è una storia di tecnologia. È una storia di coraggio civile. E di quali strumenti decidiamo di mettere nelle nostre mani.

 


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.