La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato lo Stato di Ungheria per aver violato la legislazione dell’Ue sul pluralismo dei media e l’articolo 11 della Carta dei Diritti. La sentenza è del 26 febbraio e porta sotto i riflettori quanto l’Italia si stia avvicinando, pericolosamente, alle medesime violazioni.
L’inadempimento riguarda Klubrádió, cui è stato impedito di fornire i propri servizi media su una frequenza radio; in tal modo l’Ungheria ha violato il diritto dell’Unione.
Klubrádió è un’emittente radiofonica commerciale che, dal 1999, trasmetteva i propri programmi su frequenze radio. Nel 2014 aveva stipulato un contratto con il Consiglio ungherese per i media, relativo al diritto di fornire servizi di media sulla frequenza MHz 92,9 nella zona di diffusione di Budapest. Il contratto fu stipulato con durata settennale e possibilità di rinnovo per un periodo di cinque anni.
Alla scadenza del contratto, il Consiglio per i media ha respinto la domanda di rinnovo, poiché riteneva che Klubrádió avesse violato per due volte l’obbligo di informare mensilmente sulle quote di trasmissione, il che costituiva una violazione reiterata. E secondo la legge ungherese sui media una siffatta violazione comporta automaticamente il diniego di rinnovo.
Successivamente il Consiglio per i media ha pubblicato un bando di gara per la fornitura di servizi di media sulla frequenza in questione, ma la candidatura di Klubrádió è stata dichiarata nulla. Tale decisione è stata motivata adducendo carenze nel palinsesto e l’esistenza di un patrimonio netto negativo di Klubrádió nei cinque anni precedenti la presentazione della sua candidatura, che avrebbero reso la sua offerta inadatta a garantire la presenza sul mercato dei media di una stazione radio stabile e prevedibile dal punto di vista del suo funzionamento.
Ritenendo che l’Ungheria avesse violato, in particolare, il quadro normativo dell’Unione in materia di comunicazioni elettroniche ma anche i principi di proporzionalità, non discriminazione e buon andamento dell’amministrazione, nonché la libertà di espressione e informazione sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Commissione europea ha presentato un ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte di giustizia. La sentenza sottolinea che la decisione di nullità dell’offerta di Klubrádió è sproporzionata in quanto fondata su irregolarità di lieve entità riguardanti il palinsesto, la cui rettifica non avrebbe avuto nessuna rilevanza riguardo agli elementi sostanziali della candidatura. Per di più, il motivo di nullità basato sul patrimonio negativo di Klubrádió e sull’impossibilità di far fronte alle sue spese con il suo solo fatturato netto è contrario ai principi di trasparenza e proporzionalità. Per la Corte Europea l’Ungheria ha violato la libertà di espressione e informazione sancita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali.
