Giornalismo sotto attacco in Italia

Dieci anni fa, il dito di Vincenzo Agostino puntato contro Giovanni Aiello, nell’aula bunker di Palermo

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Era una mattina particolarmente fredda quella del 26 Febbraio 2016, quando ci ritrovammo davanti all’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo: Vincenzo Agostino era stato chiamato dai PM Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia a sostenere un riconoscimento “all’americana” di Giovanni Aiello, ex poliziotto oggi deceduto senza mai aver subito condanne, da alcuni ritenuto precisamente quel “faccia da mostro” coinvolto nella preparazione e nella esecuzione materiale del duplice assassinio di Nino Agostino ed Ida Castelluccio, oltre che in altri efferati fatti criminali. Le cronache di quella giornata straordinaria raccontano come andarono le cose e riportano la sicurezza con la quale Vincenzo puntò il dito contro Aiello quasi gridando: sei tu, perché venisti a cercare mio figlio?

L’assassinio di Nino Ida del 5 Agosto 1989 è da inserire senz’altro nel “gioco grande del potere” che tra il 1989 ed il 1994 avrebbe condotto una partita tragica e dalle conseguenze enormi per l’intero nostro Paese.

In quel volgere di anni infatti l’Italia visse una “ristrutturazione” del potere tanto profonda quanto drammatica, che nonostante stragi e bombe dai giganteschi crateri, è più utilmente interpretabile con la categoria della “continuità” piuttosto che con quella della “rottura” (come quasi sempre): i morti furono la grammatica di una trattativa complessa ed articolata, condotta da una pluralità di attori, volta a salvaguardare per il futuro assetti di potere che avrebbero rischiato di essere spazzati via come limatura di ferro che resta a terra dopo una lavorazione, ormai terminata. 

Un mondo stava tramontando nel 1989, ma nessuno di coloro che l’avevano agito con spregiudicatezza, intendeva passare la mano senza colpo ferire: gli spari contro Nino ed Ida ebbero a che fare con questo. Dovevano morire entrambi: troppo pericoloso infatti sarebbe stato uccidere lui, lasciando in vita lei col rischio che fosse ormai depositaria di confidenze critiche. Questa mia personale convinzione mi rende impossibile accettare la scelta fatta recentemente dalla giustizia italiana, che ancora procede sul caso, di separare il destino processuale di Ida da quello di Nino, considerando non premeditato e non mafioso l’assassinio di lei e dunque passibile di prescrizione: un’offesa postuma ad Ida ed a tutti noi, oltre che un grave errore di valutazione.

Ma la ricerca della verità continua a camminare sulle gambe dei famigliari sopravvissuti a quella stagione, oggi che ne’ Vincenzo, ne’ Augusta sono più tra noi oltre che dei magistrati e degli investigatori che non si sono rassegnati. 

La pena di chi perde un proprio caro violentemente non ha fine e forse trova qualche sollievo nel vedere puniti i responsabili, ma certamente contribuisce al sollievo poter sapere la verità su quanto è successo. La verità è una forma di giustizia che dà un poco di pace, la pace di chi può almeno smettere di farsi mille domande lancinanti sul perché di tanto dolore. Le domande che girano nella testa e nel cuore di un famigliare e che restano senza risposta sono lame che feriscono continuamente, non danno tregua, alimentando talvolta in altri sospetti, maldicenze, che sono ulteriori offese dolorose. Dare risposte alle domande fa cessare tutto questo e la pace che si raggiunge con la verità è un balsamo, per questo è una forma di giustizia. Purtroppo in Italia molto spesso alla pace che si trova con la verità si è preferita una sua abominevole distorsione che denuncia, attraverso una mera assonanza, la sua irriducibile incompatibilità e cioè la così detta “pacificazione”. 

La “pacificazione” non ha nulla in comune con la “pace”, perché non è fondata sulla verità, ma al contrario sulla menzogna, che genera impunità per i responsabili. La “pacificazione” è quella forma di quiete sociale che non si fonda sulla soluzione dei segreti ma sulla loro calcificazione e che resiste nel tempo proprio per il potenziale ricattatorio di quei segreti. La vita può ricominciare con la pace che deriva dalla verità, riprende invece soltanto per finta con la “pacificazione” figlia della menzogna, perché nel ricatto costante che tiene legati, ogni buona energia viene mortificata. Credo che il “pallore” della nostra democrazia rifletta puntualmente proprio questo. 


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