Alberto Trentini è libero: finalmente! Nessun’altra esclamazione ha senso di fronte a una notizia che abbiamo atteso per oltre quattrocento giorni. È il compimento di una battaglia che abbiamo combattuto in prima persona anche quando a occuparci delle sorti del cooperante veneziano eravamo in pochi. Come sempre, non rivendichiamo alcunché: lasciamo ad altri l’autoesaltazione e ci stringiamo alla madre Armanda, che più di chiunque altro ha fatto sì che la vicenda non cadesse nell’oblio.
Ora assisteremo, come al solito, al balletto indecente delle dichiarazioni di coloro che si assumono il merito di tutto, spesso non avendone alcuno. Non vi parteciperemo. La nostra è una gioia silenziosa e profonda e un modo per sentirci accanto a tutti coloro, italiani e non, che vengono rilasciati in queste ore da un Paese in preda al caos politico, diplomatico, sociale ed economico. Seguiremo con attenzione le sorti del Venezuela, in quanto la democrazia ci sta a cuore a ogni latitudine. E non smetteremo di accendere i riflettori là dove altri, governi e non, vorrebbero che regnassero le tenebre per poter stipulare indisturbati i propri patti col diavolo. Non abbasseremo lo sguardo, ma non è questo il momento di parlarne. Oggi è un gran bel giorno: torna alla vita un uomo che ha fatto del soccorso ai più deboli la propria missione esistenziale. E se c’è qualcuno che può dire di aver vinto, dunque, sono gli ultimi di tutto il mondo, che d’ora in poi avranno una mano in più a soccorrerli.
