Piersanti Mattarella è stato ucciso il 6 gennaio del 1980, a circa un mese dal XIV congresso della DC. In quel momento è in carica il governo, primo governo Cossiga che è infarcito di uomini della P2. Il segretario della DC di allora Zaccagnini aveva in mente di portare al congresso, di riproporre l’idea di un governo di solidarietà nazionale. Di far partecipare anche il Partito Comunista in maniera attiva. Per questo aveva in mente di portare alla vicesegreteria del partito l’uomo più rappresentativo di Aldo Moro, di colui che incarnava il compromesso storico, l’uomo più giovane era Piersanti Mattarella. In questo Zaccagnini aveva come alleati, almeno sulla carta, Andreotti e i dorotei Piccoli e Bisaglia. Era opinione diffusa che Zaccagnini avrebbe vinto a mani basse e invece accade l’incredibile. Zaccagnini esce sconfitto, vince la linea di Donati e Donat Cattin. Ora nel giro di due anni la Dc aveva ripudiato la linea politica del suo presidente ucciso dalle BR. Anche perché parte della dirigenza democristiana era stata falcidiata a colpi di mitra. A febbraio del 1980 era stato anche ucciso il professore Vittorio Bachelet vicepresidente del CSM, al suo posto era stato insediato, si è insediato Ugo Zilletti, toscano, piduista. Il governo di Forlani, messo in piedi, andato in carica nel 1980 nell’ottobre, dura poco meno di un anno, perché nel maggio del 1981 viene spazzato via dallo scandalo della P2. È convinzione che se non si capisce, se non si trova la verità sull’omicidio di Piersanti Mattarella non si arriva alle verità neppure sulla strage di Bologna. I magistrati della corte d’Assise di Bologna nella sentenza che ha portato alla condanna in primo grado di Gilberto Cavallini, un altro degli esecutori della strage hanno scritto ben 100 pagine sulla sentenza, sui vari gradi di giudizio dell’omicidio Mattarella. I magistrati bolognesi scrivono che le motivazioni che hanno portato al proscioglimento di Fioravanti e di
Cavallini ormai non reggono più, vedremo se c’è qualcuno che avrà ancora desiderio di aprire questa pagina dolorosa. Mentre sull’altro filone del processo quello sui mandanti si sta facendo sempre più strada una convinzione che i fuoriusciti dai movimenti di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo a partire dalla metà degli anni ’70 dopo che sono stati sciolti i loro rispettivi movimenti si sono uniti con i NAR per effettuare rapine e attentati. E qui la domanda è la solita, quella storica, per ordine di chi? Forse la verità è scritta in un bigliettino che viene ritrovato 40 anni dopo nel portafoglio di Licio Gelli, un bigliettino che ci consente di fare qualche ulteriore passo all’interno del labirinto. Falcone rimane folgorato dall’inchiesta sulla morte di Piersanti Mattarella. Perché nell’89 aveva incontrato il neofascista Alberto Volo il quale gli aveva aperto un mondo. Volo rivela quello che aveva raccolto a sua volta da Mangiameli e cioè il fatto che il mandante dell’omicidio di Piersanti Mattarella era stato Licio Gelli e gli esecutori Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini. Poi Volo racconta anche a Falcone chi sono i killer di Mangiameli, i fratelli Fioravanti e Francesco Mambro perché temevano che rivelasse la verità sul loro ruolo nell’omicidio di Mattarella ma anche sulla strage di Bologna, perché dice Volo a Falcone è opera sua, è opera di Valerio Fioravanti. Falcone intuisce di essere davanti agli stessi mandanti ed esecutori della strage di Bologna. Comincia a incontrare Volo in modalità segreta fuori dalla Procura. A luglio dell’anno scorso la Commissione Antimafia ha desegretato un documento rimasto a lungo coperto risalente a una audizione di Falcone risalente al giugno del 1990 nella quale il magistrato ha risposto alle domande a raffica dei parlamentari che chiedevano spiegazioni sugli omicidi dei politici in particolare quello di Piersanti Mattarella. Falcone mostrò di credere già da allora nella pista dell’eversione di destra. Disse di credere alla versione di Irma Chiazzese, moglie di Piersanti Mattarella che aveva identificato in Valerio Fioravanti il killer del marito. Crede soprattutto alla versione di Cristiano Fioravanti fratello minore di Giusva, Valerio, e dice: guardate che l’omicida di Piersanti Mattarella è lui perché me lo ha confidato mio fratello stesso. Ora Falcone in quella sede non poteva certo dire che aveva incontrato qualche mese prima Alberto Volo. Poi c’è il verbale rimasto inedito del luglio del 2016 quando Volo incontra i magistrati Tartaglia e Di Matteo e dice le stesse cose che aveva detto a Falcone: il ruolo di Fioravanti nell’omicidio di Piersanti Mattarella, il ruolo di Licio Gelli e anche raccontò dell’omicidio di Mangiameli. Poi Volo disse anche altro a quei magistrati. Disse che apparteneva alla struttura Gladio, disse di esser pagato dai servizi segreti, disse di aver incontrato i boss di Cosa Nostra e anche Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore. Poi colpo di scena disse anche di aver incontrato il giudice Paolo Borsellino dopo la strage di Capaci e prima della strage di via D’Amelio mentre stava indagando sulla morte dell’amico Giovanni. Borsellino, disse Volo ai magistrati, dimostrava di conoscere le mie dichiarazioni a Falcone e soprattutto capì in quel momento che Borsellino non credeva che a premere il telecomando della strage di Capaci fosse stata solo la mafia. Ecco noi ci chiediamo, ma Borsellino quell’incontro con Volo lo ha segnato, lo ha appuntato sulla agenda rossa? Quello che si evince da questi verbali inediti è intanto che Falcone e Borsellino avevano preso sul serio la pista dell’eversione di destra, quella dei servizi segreti, quella della P2 dietro quegli attentati e gli omicidi ai politici che venivano invece solitamente attribuiti solo a Cosa Nostra. Nel 1991 Falcone firma la requisitoria sugli omicidi politici nella quale c’è scritto, vengono identificati come gli autori dell’omicidio di Piersanti Mattarella, Fioravanti e Cavallini i due che avevano anche chiesto una mano a Cosa Nostra per liberare dal carcere dell’Ucciardone Pierluigi Concutelli il leader di Ordine Nuovo che aveva ucciso il giudice romano Occorsio, il primo che aveva intuito che dietro le stragi c’era l’eversione di destra, i servizi segreti la P2. Lo aveva anche scritto al giudice Imposimato, pochi mesi dopo venne ucciso da Pierluigi Concutelli.
