Giornalismo sotto attacco in Italia

Per Alberto Trentini

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Un arresto improvviso, una prigionia senza capo d’imputazione, una detenzione senza supporti legali e senza comprensibili prospettive giudiziarie, un limbo di solitudine e di sofferenza sospeso nel fluire dei giorni: la situazione-limite che Alberto Trentini vive da oltre 400 giorni ci fa sentire tutti più fragili e indifesi. E’ la brutalità del potere svincolato dalla legge che opera senza bisogno di maschere.

E noi pensavamo che il diritto internazionale rendesse tali situazioni improponibili ai tempi nostri e soprattutto ci sentivamo protetti da uno stato di diritto, il nostro, che costituzionalmente è impegnato a difendere incolumità e libertà dei suoi cittadini, dentro e fuori dai confini. Non che siano mancate altre consistenti conferme che questa protezione funziona a volte sì e a volte no – basti pensare ai tanti delitti impuniti di giornalisti italiani uccisi all’estero che la politica italiana si limita a commemorare -, ma contro questa sorta di pirateria moderna, praticata da Stati che sequestrano cittadini stranieri per usarli come ostaggi e merce di scambio, di recente si erano avute vicende a lieto fine, come quella che ci ha restituito Cecilia Sala.

Ma il caso di Alberto Trentini, con la sua cornice di silenzio – richiesto alla famiglia dalle autorità –e con l’assurda stasi che lo caratterizza– nessuna evoluzione si avverte verso la liberazione – ci fa sentire nostri lo sgomento e l’angoscia di fronte all’ingiustizia che più di cento anni fa Franz Kafka sapeva raccontare nei suoi libri-incubo.

Perché nulla si muove, perché gli appelli della madre Armanda, così drammatici nella loro compostezza, non sortiscono effetto se non in una solidarietà che percorre tutto il paese? perché la mobilitazione di tanti cittadini italiani in ansia per la sorte di Trentini rimane inascoltata? Qual è l’impegno delle istituzioni italiane in tutto ciò? Altri detenuti sono già stati restituiti alle loro famiglie negli Stati Uniti, in Francia e in Svizzera, perché per l’Italia non accade lo stesso?

Tutti noi siamo Alberto Trentini: tutti noi senza alcuna colpa possiamo rimanere come lui impigliati nell’ingranaggio dell’ingiustizia e degli interessi geopolitici in contrasto e chi si occuperà di toglierci da una prigione lontana?

(Disegno gentilmente concesso da Mauro Biani)


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