Dalla conferenza stampa della presidente Meloni è uscita chiara, coerente e spaventosa la morale del “carciofo”, che può sedurre nell’immediato ma porta soltanto alla tragedia della guerra.
Cosa è la morale del “carciofo”’
Il mix tra “deterrenza” ed “interesse nazionale”.
La parola “deterrenza” è stata usata con entusiasmo dalla Meloni che ha raccontato di essersi recentemente appassionata alla sua etimologia, scoprendo che il termine arriva dal latino ed indica la capacità di tenere lontana (una minaccia) facendo paura.
Ha ribadito con forza la presidente Meloni che è precisamente con la deterrenza che si costruisce la pace e non con la debolezza, cioè la “pace” sarebbe la diretta ed esclusiva conseguenza della capacità di intimorire sempre e chiunque possa rappresentare una minaccia.
Minaccia a cosa? All’interesse della nazione, cioè l’interesse di un gruppo identificato in maniera univoca, come se su ciascun individuo fosse stampato da qualche parte il medesimo codice a barre, che in quanto tale ha interessi specifici, non coincidenti con quelli degli altri gruppi, il che rende possibile che nascano conflitti per i quali appunto è meglio prepararsi sprigionando una irresistibile forza di intimidazione che suggerisca ai gruppi diversi dal proprio atteggiamenti che virino dal prudente al servile. A seconda di quanto impressionante sia la capacità di “deterrere”.
Ma che Mondo ha in mente la Meloni?
Un Mondo nel quale “l’uomo è lupo per l’uomo” e non può fare niente di meglio che riunirsi in branco per sopravvivere, contendendo territori di caccia ed altre risorse fondamentali.
Il Mondo dei Branchi è proprio quello che hanno in testa i nazionalisti, come Meloni, Trump, Netanyahu, Putin, Orban, Le Pen, Abascal (etc): un Mondo dove ciascuno sta al proprio posto, digrignando i denti verso gli altri, preventivamente.
E’ il Mondo sognato dal neo-nazista stragista Breivik che sterminò nel 2011 a sangue freddo 69 tra ragazzi e ragazze della gioventù labourista norvegese ad Utoya, che avevano ai suoi occhi la colpa gravissima di lavorare per un mondo fondato su una società aperta, inclusiva, laica e democratica. Lo stesso sangue freddo con il quale gli agenti dell’ICE hanno assassinato a Minneapolis la poeta Renee Nicole Good e per la stessa, inconfessabile, colpa gravissima.
Chissà se la Meloni, appassionata neofita di etimologie abbia mai letto da qualche parte che “carciofo” non è soltanto il termine con il quale si può sintetizzare la convergenza infausta tra “deterrenza” e “branco/nazione” ma è anche la parola che in dialetto siciliano identifica la mafia: “cosca”.
La “morale del carciofo” è precisamente quella che ha storicamente fondato ed alimentato il modo di stare al mondo delle mafie: cosche appunto con riferimento alle foglie del carciofo che in maniera plastica, raccogliendosi strettamente le une attorno alle altre e terminando con poco rassicuranti, lunghe spine rivolte verso l’esterno, contro ogni forestiero, raccontano di una filosofia di vita basata su identità ed intimidazione. La pace mafiosa questa è sempre stata e per i mafiosi non ce n’è un’altra possibile, pena la dissoluzione stessa della mafia. Così i più attenti osservatori stanno spiegando le “sparate” allo Zen di Palermo: vecchi arnesi mafiosi, detenuti o ai domiciliari, starebbero armando mani bambine per far tornare alla mente dei più il vecchio, schifoso, adagio “Però, quando c’era la mafia queste cose non succedevano!”. Alimentare il disordine per far rimpiangere chi a suon di “ceffoni” sapeva mantenere l’ordine, quello dell’ubbidienza e della omertà. Puro marketing mafioso. Quello di chi intimidisce gli oppositori e pratica le esecuzioni extra-giudiziali: da Matteotti a Renee Nicole Good il filo nero è lo stesso.
Davvero è questo l’unico mondo possibile? Davvero è soltanto la deterrenza a costruire “pace”? Davvero non c’è altro oltre la “morale del carciofo” che accomuna sovranisti, razzisti, guerrafondai e mafiosi?
Tornano ancora una volta alla mente le parole altrettanto chiare e forti di un senza-potere come don Milani: “se voi avete il diritto di dividere il mondo in Italiani e stranieri, allora io dirò che nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri.” Sono parole che valgono voti? Di solito, e per poco tempo, soltanto dopo l’inferno di una guerra. A noi fare eccezione.
