“Tocca ricordare un’ovvietà: non si può usare uno spazio Rai per dare addosso a un altro programma Rai, con minacce annesse. Visto quanto accade, è però necessario ribadirlo, all’indomani della pesante e scomposta polemica contro Sigfrido Ranucci inscenata da Luca Barbareschi in apertura del suo programma ‘Allegro ma non troppo’. C’è un dovere di lealtà aziendale al quale nessun collaboratore può sottrarsi. Ma lo stesso principio vale analogamente anche per Tommaso Cerno: il Giornale può fare naturalmente tutte le campagne che vuole contro Report, ma il suo direttore, finché è sotto contratto con la Rai, si deve astenere da qualsiasi commento negativo nei confronti di altri prodotti e soggetti dell’azienda che in questo periodo lo paga. Non c’entra la libertà di espressione, in questo caso invocata a sproposito: vi è un obbligo di correttezza di comportamenti da tenere nell’ambito dell’azienda di Servizio Pubblico e l’ovvia necessità della Rai di tutelare la propria immagine. Crediamo che stavolta sia necessario che il vertice ricordi ai collaboratori la fondamentale regola che ‘non si sputa nel piatto in cui si mangia’”. Così in una nota tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale.
