Pian piano, tessera dopo tessera, viene composto l’ampio mosaico che rappresenterà in modo compiuto il nuovo regime. L’ultima sortita, resa pubblica forse non a caso il ‘Giorno della Memoria’, è il divieto fatto al rapper Ghali, molto amato dai giovani, di fare riferimento a Gaza o ai palestinesi quando interverrà sul palco della giornata d’apertura delle olimpiadi invernali di Cortina che si terrà nello stadio di San Siro a Milano.
L’ordine è venuto non solo dal ministro dello Sport, Adobi, ma anche, direttamente, dalla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, Noemi Disegni. Un intervento rivolto direttamente al Comitato Olimpico che aveva inserito il cantante italo-tunisino nel cast della parte spettacolare della manifestazione, composto anche da Andrea Bocelli, Mariah Carey, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore e Laura Pausini. Una scelta, quella di Ghali, fortemente criticata da Salvini che proprio non lo avrebbe voluto tra i protagonisti dello spettacolo.
Un’insopportabile, illiberale censura preventiva che cerca di mettere il bavaglio a qualunque pensiero critico, anche espresso musicalmente, rispetto alla tragedia che quotidianamente continua a ripetersi, nonostante il mare di bugie propagandistiche, nei campi profughi, tra le tende devastate dal maltempo, tra i palazzi e le case ridotte in macerie di Gaza. L’ordine è: non bisogna vedere, sentire, parlare. Come nella vulgata israeliana che la gran parte di quei palestinesi sarebbe costituita solo da ’terroristi’.
C’è un solo pensiero autorizzato, quello unico, dominante, che emerge anche dalle disposizioni scolastiche del ministro Valditara, dal suo cosiddetto censimento degli studenti palestinesi che chissà come sarà utilizzato quando il mosaico del regime sarà completato.
Revisionismo storico, otre alle tollerate, forse anche incoraggiate manifestazioni fasciste, da Predappio ad Acca Larentia, all’assalto alla sede centrale della CGIL, a singoli episodi di violenza. Le tessere del mosaico, dai colori e dai disegni più vari, si completeranno se mai il referendum sulla cosiddetta Riforma della Giustizia vedrà prevalere il Sì. Lo smembramento del CSM come primo passo per eliminare il principale strumento di controllo e verifica tra i poteri dello Stato. Cos’altro ci vorrà ancora per capire finalmente qual è l’obiettivo finale della Meloni, del suo governo, della maggioranza?
