Sono 389 giorni che Alberto Trentini è sequestrato in Venezuela, detenuto in carcere senza una motivazione, ma rispetto ai casi Regeni, Paciolli, Rocchelli, Alberto è vivo. E’ ancora vivo. “Cosa stanno facendo lo Stato italiano, il Governo italiano, il Popolo italiano per porre fine a questa infamia?” Per liberarlo poco o niente, come, invece, recentemente Svizzera e Francia hanno fatto per i loro concittadini detenuti.
Non sta facendo nulla il Governo ma anche l’opposizione, il mondo dello sport e dello spettacolo un vero scandalo. Paginate intere sulla prima della Scala, sfilata e dichiarazioni dei vip davanti alle telecamere, ma nessuno si è ricordato di fare un appello per la liberazione di Alberto Trentini.
Giornali e telegiornali praticamente non pervenuti, con qualche eccezione. Il Corriere della sera, da qualche giorno, mette un banner fisso sulla prima pagina del sito con il primo piano di Alberto Trentini, la scritta “liberatelo”, e un contatore con i giorni che sta passando innocente in una cella; come sta facendo a voce Marco Damilano su Rai3.
Lunedì scorso, prendendo spunto dall’articolo-appello di Carlo Verdelli sul Corriere della sera, che potrete leggere di seguito (ringraziamo la direzione del Corriere), abbiamo dedicato la consueta riunione al cooperante veneto. Con noi, oltre a Carlo Verdelli, anche la straordinaria Ottavia Piccolo (portavoce di Articolo 21 a Venezia) che in teatro, tutte le sere, alla fine di Matteotti. Anatomia di un fascismo ricorda agli spettatori che un nostro connazionale è detenuto da più di un anno in un carcere venezuelano.
Verdelli nel suo articolo si chiede: “Come è possibile che ancora non si sia creato un movimento forte e pressante a favore della liberazione di Alberto Trentini”. Sì perché Alberto dovrebbe essere il figlio, il fratello, il nipote, il compagno di viaggio di tutti noi, invece sono in pochi che conoscono la sua vicenda, come sono pochi i Comuni italiani che hanno appeso fuori dal municipio lo striscione con la richiesta di liberarlo. Come scrive Verdelli: “Il fatto è che Alberto Trentini è esattamente uno di famiglia. Questa verità non è passata”.
La nostra associazione è vicina alla mamma Armanda, alla famiglia e all’avvocato Alessandra Ballerini, come lo è alle famiglie Regeni, Rocchelli, Paciolla per la richiesta di verità e giustizia, e lo sarà sino alla liberazione di Alberto. Più di una volta ci siamo chiesti la ragione della reticenza del Governo Meloni, che ci ha messo mesi a contattare la famiglia dopo il sequestro, perché la mamma Armanda non sia stata immediatamente ricevuta dalla presidente Meloni nonostante i tanti pubblici appelli, come invece è avvenuto con altre famiglie. Forse perché è un professionista (specializzato in interventi umanitari) che lavora per una ong? Il governo non è molto in sintonia con chi opera nel volontariato, vedere alla voce immigrazione. Il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che l’intelligence sta lavorando, ma risultati non se ne vedono.
Prendiamo la proposta che Carlo Verdelli ha fatto nel suo articolo facendola diventare anche nostra: “Chiediamo l’attenzione di tutti i colleghi e di tutte le testate cartacee, televisive e quelle che navigano in Internet di dedicare uno spazio alla liberazione di Alberto Trentini”. Bisogna agire immediatamente perché troppo tempo è passato dal suo sequestro.
Articolo 21 si rende disponibile a partecipare ad ogni iniziativa dedicata ad Alberto con relativo spazio sul nostro sito.
