La festa intitolata al noto personaggio de “La storia infinita” è un appuntamento che si ripete da diversi anni, sempre sotto l’egida della destra, ora sotto la ditta di Fratelli d’Italia. La novità di quest’anno, però, è il carattere da simil Festival di Sanremo che ne contraddistingue riti e programmi, con l’apertura a soggetti politici o sindacali e a pezzi di società dello spettacolo. Lasciamo perdere l’elenco dei nomi, di varia celebrità. Tuttavia, è chiara l’intenzione: la “domestication” della kermesse, prendendo in prestito una definizione di Roger Silverstone riferita al mondo mediale. Vale a dire, l’acquisizione di un fenomeno discutibile o eccentrico nella “normalità”della cultura di massa. Ecco. Qualcosa di analogo sta avvenendo con la scadenza di Atreju. Se la festa in questione diventa approdo di personalità del fronte avverso e dello schermo, ecco che FdI perde il suo essere l’avamposto dell’autoritarismo; per divenire il naturale approdo delle velleità più o meno effimere di coloro che si fanno risucchiare nel nuovo centro di gravità. Certo, è un appuntamento voluto dalla principale forza di governo. Ed è in qualche caso difficile evitare una tribuna utile per la riconoscibilità dei punti di vista. Attenzione. La Festa è il messaggio, il contesto fa premio sui testi. La storia dei regimi si ripete: pochi si oppongono davvero, molti si adeguano con una scusa o un’altra.
