Giornalismo sotto attacco in Italia

2026. A che punto è la notte della Repubblica?

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Con la manovra economica 2026, la maggioranza che sostiene il Governo a guida Giorgia Meloni ha mostrato le divisioni tra i vari partiti, culminati con gli stracci volati in pubblico tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in tema di riforma pensionistica. Mai si era visto nella storia repubblicana che un leader di un partito criticasse così platealmente il titolare di un dicastero tanto delicato, pure lui della stessa formazione politica. Le frizioni riguardano la resa dei conti che si sta consumando in via Bellerio tra i fedelissimi di Salvini, i pragmatici come Giorgetti e i traghettatori come l’ex Governatore del Veneto Luca Zaia. 
Ma i malumori non sono presenti solo nel Carroccio. 
La famiglia Berlusconi ha criticato l’operato del leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani, colpevole di non aver creato le condizioni di un rinnovamento anagrafico e di sviluppo politico degli azzurri. Nel 2026 si terrà il congresso di Forza Italia con la nascita della corrente organizzata che fa capo al Governatore della Calabria Roberto Occhiuto. 
Neanche Giorgia Meloni può sentirsi tranquilla, viste le critiche di alcuni intellettuali indipendenti ma influenti della destra come Marcello Veneziani, Franco Cardini e Giordano Bruno Guerri. 
Il vero punto di caduta della maggioranza potrebbe avvenire in caso di insuccesso del sì al referendum sulla riforma della giustizia del ministro Carlo Nordio del marzo 2026. 
Sarebbe la prima vera sconfitta politica dal 2022, oltre a quelle già avvenute nelle regionali di Toscana, Puglia, Campania e nelle amministrative di alcuni capoluoghi di provincia. 
Ma, anche in caso di debacle,  la maggioranza giocherebbe altre due carte pericolose, il cui combinato d’uso sarebbe letale per la nostra Costituzione. 
Con il premierato, il presidente del Consiglio sarebbe eletto direttamente dal popolo, rendendo il presidente della Repubblica e il Parlamento orpelli istituzionali: 
L’intera architettura dello Stato, fatta i pesi e contrappesi, con le molte figure di garanzia e super partes, cadrebbe a pezzi sotto i colpi di un nuovo sistema di controllo politico da parte dell’esecutivo in carica. 
La conseguente legge elettorale pensata a Palazzo Chigi escluderebbe la concertazione con l’opposizione. Si tratta di un proporzionale con premio di maggioranza sul modello delle elezioni regionali: con il 40% dei voti la coalizione vincente otterrebbe il 67% dei seggi. 
Una maggioranza che potrebbe far passare ogni tipo di provvedimento, senza dibattito, senza alcuna opposizione. 
Allora entreremo nella pagina più buia e fosca della storia della nostra Repubblica. 

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