Il 17 ottobre, alle 3 di notte, un uomo è stato filmato mentre rimuoveva e gettava nei cassonetti candele e fiori dal Memoriale del Grande Assedio a La Valletta, diventato il memoriale di Daphne Caruana Galizia, a poche ore dalla marcia e dalla veglia commemorativa per l’ottavo anniversario dell’assassinio della giornalista maltese uccisa il 16 ottobre 2017 con una bomba piazzata sotto la sua auto.
È Neville Gafa, funzionario, blogger e attivista del Partito Laburista, un tempo coordinatore dei servizi di “customer care” e consigliere dell’ex primo ministro Joseph Muscat (dimessosi nel 2019 per l’inchiesta sull’assassinio della giornalista e le proteste di piazza contro la corruzione del suo governo), nonché fedelissimo dell’allora capo staff di Muscat, Keith Schembri, finito nelle indagini per la morte della giornalista. “È inaccettabile che venga profanato un monumento commemorativo di una donna malvagia che rappresentava odio e divisione”, ha scritto su Facebook. Gafà in passato ha anche sostituito gli omaggi sul Memoriale con cartelli denigratori, motivo per il quale è stato denunciato. Da sempre nemico giurato di Daphne Caruana Galizia, aveva sostenuto una feroce campagna denigratoria contro di lei: anche 24 ore prima della sua morte aveva pubblicato sui social alcune foto della giornalista mentre si trovava a La Valletta a fare acquisti. L’obiettivo era renderle la vita impossibile.
Inferocite le ambasciate che avevano deposto corone di fiori, come quella tedesca, irlandese e dei Paesi Bassi. L’eurodeputato tedesco dei Verdi, Daniel Freund, ha condannato la rimozione dei fiori dal Memoriale definendolo un atto “meschino”. Ha agito “a titolo personale”, ha spiegato il primo Ministro Robert Abela alla stampa maltese, mentre in molti ne chiedono le dimissioni.
Il fatto è che Gafa è tornato. Impegnato da qualche tempo in incontri e appuntamenti elettorali sull’isola e dopo un periodo di allontanamento dal governo, questo agosto ha ripreso il suo vecchio incarico di “customer care”, stavolta nella squadra del sottosegretario per il Dialogo Sociale Andy Ellul e sotto la guida diretta del Primo Ministro Robert Abela, eletto nel 2020. Il Partito Nazionalista ha commentato la notizia del suo ritorno come la prova di una “presa di potere fascista” all’interno del PL, sostenendo come quello di Abela sia in realtà solo il proseguimento del vecchio potere di Muscat. Sui social, Gafa “socialista di estrema destra”, così lo raccontava Matthew Vella su Malta Today, si presenta su X come “anti-woke”, euroscettico, anti LGBTQ+ e anti aborto, ammiratore di Trump e del movimento Maga, di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, del leader turco Erdogan, e l’ungherese Viktor Orbán, oltre a rilanciare post e video della propaganda russa, tanto da far spettare qualcuno che fosse retribuito per farlo. Nelle ultime settimane ha usato il suo blog per definire l’Ucraina un “regime nazista assetato di guerra”.
Una figura controversa a cui sembra garantita un certa impunità: secondo la stampa maltese, il funzionario coltivava contatti con leader di milizie libiche sotto sanzione, come il signore della guerra Haithem Tajouri. Autore dell’accordo segreto tra Malta e Tripoli per i respingimenti illeciti, la giustizia nel 2021 lo aveva messo nel mirino per presunti tentativi di corruzione: sospettato di aver offerto 350.000 euro a 12 vittime della guerra in Libia per rinunciare alle accuse che lo coinvolgevano in un racket di visti per cure mediche, ma non è mai stato accusato. Nel 2020 Gafà, è stato assolto al processo per aver minacciato il collega di Avvenire Nello Scavo, le accuse “non erano affatto convincenti”: “Fermate il vostro sporco business. Altrimenti vi fermeremo noi”, aveva scritto rispondendo a Scavo sotto un post di Alarm Phone. Solo un “commento“politico” lo ha ritenuto il giudice maltese.
Intanto il 10 giugno 2025 il tribunale di Malta ha condannato all’ergastolo Adrian e Robert Agius, Jamie Vella e George Degiorgio, componenti della cosiddetta “Maksar gang”: Robert Agius e Vella sono i complici nell’assassinio, George Degiorgio esecutore materiale, mentre il fratello Alfred Degiorgio era già stato condannato a 40 anni di carcere in un procedimento a parte. Vincent Muscat, ex sicario pentito, dichiaratosi colpevole dell’omicidio, ha preso invece 15 anni nel 2021. L’imprenditore Yorgen Fenech, rilasciato su cauzione (50 milioni di euro) lo scorso febbraio e in attesa del processo, è indicato come il mandante dell’assassinio della giornalista: la sua società “17 Black”, a Dubai, scoperta tramite i Panama Papers, sarebbe stata la centrale delle mazzette per gli uomini più vicini ai vertici del governo Muscat (a libro paga c’erano il capo di gabinetto Keith Schembri, amico intimo di Gafa, ed il potentissimo ministro Konrad Mizzi). Daphne Caruana Galizia per prima aveva parlato di quella società e di certi giri.
Ad oggi però, manca ancora un quadro completo del suo assassinio. Non solo il clima di impunità non sembra essere finito, ma diversi membri del parlamento europeo hanno lanciato l’allarme: a Malta non sono state mantenute le promesse, fatte dopo la morte di Daphne Caruana Galizia, di garantire il lavoro e la libertà dei giornalisti.
(Credits photo: Time of Malta)
