Giornalismo sotto attacco in Italia

Un altro mondo è ancora possibile – Cronaca di un pomeriggio in piazza Alimonda

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20 luglio, per ricordare Carlo Giuliani, per tenere viva la memoria del G8 di Genova, per batterci per un altro mondo possibile e necessario, per non rassegnarci, per non arrenderci e, come si dice da queste parti, “per non dimentiCarlo”.

Genova 2001, certo, ma anche Gaza, i diritti umani, la dignità della persona, il popolo palestinese martoriato dall’esercito israeliano, la contrarietà al “Decreto Repressione” di questo governo, l’opposizione sociale, civile e politica all’orrore nel quale siamo immersi, il bisogno di sentirci una comunità solidale in cammino, nonostante tutto, e la voglia di esserci, sempre e comunque, proprio perché di questi tempi manifestare il pensiero critico non è di moda: questo significa ritrovarci in questa antica piazza, incastonata nel cuore della Foce, una domenica d’estate.
Non vogliamo arrenderci, come non si è mai arresa la famiglia Giuliani, sempre presente, partecipe e appassionata, come non si sono mai arresi i compagni e le compagne del Vag61 di Bologna, custodi dell’Archivio Lorusso-Giuliani, che qualche tempo fa hanno subito un incendio proditorio, come non si è mai arresa la famiglia Pinelli, presente a sua volta in questo incrocio di dolore e di speranza, come non si arrendono le famiglie Regeni, Rocchelli e Paciolla, al fianco delle quali ci batteremo in ogni circostanza, come non ha mai mollato l’avvocata Alessandra Ballerini, che ebbe a Genova il battesimo del fuoco e da allora è sempre stata in prima fila in difesa degli ultimi e degli esclusi.
Esserci, dunque, difendere la Costituzione e i suoi valori, scongiurare il rischio che ognuno si faccia carico di un articolo in particolare, senza mettere insieme esperienze e battaglie, e costruire un’alternativa, almeno a livello nazionale, a un esecutivo che rischia di mettere a repentaglio la tenuta stessa delle istituzioni democratiche. Un altro 20 luglio speso bene, insomma, senza reducismi di sorta, senza spirito di vendetta ma anche senza resa, senza disillusione, senza accantonare il sogno di una società più giusta e meno diseguale.
Caro Carlo, se siamo ancora qui è per ribadirti che non sei morto invano.

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