Shirley Jackson, Un giorno come un altro: il bene e, più spesso, il male nella tranquilla provincia americana

0 0

Nel 2022 Adelphi ha riproposto  con il libro “Un giorno come un altro”, traduzione di Simona Vinci, Shirley Jackson, un’autrice tutta da scoprire con la sua vasta produzione di romanzi e racconti. Scrittrice e giornalista, nata nel 1916 a San Francisco e morta ancora giovane nel 1965, è nota soprattutto per i suoi romanzi in stile gotico e per le sue storie di fantasmi. Ma nella raccolta di racconti “Un giorno come un altro”, apparsi originariamente in riviste tra il 1943 e il 1968, l’autrice mostra di saper spaziare tra diversi generi e registri, fornendo, come in un grande saggio di scrittura, una sagace prova della capacità di osservazione della vita della provincia americana, di penetrazione dell’animo umano, costruendo le storie con ironia, humor e talvolta un certo cinismo. Diversi sono i racconti che, come spesso si dice dei suoi lavori, mettono al centro la ricerca del male nelle molte forme in cui si manifesta. Nei primi due racconti “Offre la casa” e “Un’anziana signora in ristrettezze” mette in scena due truffe ingegnose da parte di una coppia, costituita da un cieco o forse  falso cieco, certamente un imbroglione,  e dalla presunta neomoglie, e una  nonna in ristrettezze con la nipotina. In entrambe i casi si tratta di persone capaci di raggirare dei negozianti colti di sorpresa dal loro aspetto e dalla grande capacità dialettica dei truffatori. Le donne anziane dall’aspetto rassicurante sono spesso il bersaglio dei ritratti di Jackson.  La perfidia e la meschinità allignano nell’animo dell’affettuosa nonna di Whistler, la quale sul treno mostra ai vicini con orgoglio la foto del nipote che sta tornando in licenza dal Pacifico, siamo durante la seconda guerra mondiale; ma la nonna va ad incontrarlo a New York  per rivelargli, durante la breve licenza, i presunti tradimenti della moglie, solo  a causa di un risentimento personale ingiustificato nei confronti della ragazza. Il male si manifesta nell’egocentrismo e nella presunzione di  Mrs. Melville, colta in “un giorno come un altro” mentre fa acquisti in un grande magazzino. Chiusa nel suo falso perbenismo, si mostra incontentabile con le commesse che non esiterebbe a denunciare all’ufficio reclami per ogni nonnulla, guarda il prossimo con occhio malevolo e pur di aver ragione non esita a stravolgere la realtà anche con se stessa. Il male assume le caratteristiche dell’inefficienza delle istituzioni scolastiche e della polizia, nonché dell’indifferenza di una compagna di stanza e del disamore della famiglia nel caso della scomparsa da una scuola estiva di una minorenne, che non verrà più trovata viva. Jackson dipinge un quadro impietoso del perbenismo e della banalità del male nella provincia americana degli anni Cinquanta e Sessanta, delle piccole cittadine dove vige un forte controllo sociale reciproco e tutto è coperto da uno spesso strato di falsità. Così nei rapporti con l’amica del cuore, assoggettata e tradita per invidia in “Le amiche”  o nel caso della falsa amicizia tra vicini in “ Ha detto solo sì”, in cui la perfida e falsa  protagonista mostra il suo vero volto raccontando in prima persona il suo comportamento nel caso del tragico incidente degli amici e vicini di casa. Solo per salvare le apparenze la protagonista offre qualche giorno di ospitalità alla figlia sopravvissuta, una povera adolescente – Cassandra a cui nessuno crede e che non potrà vedere la sua profezia abbattersi fatalmente sulla sua ospite, nonostante l’avesse premurosamente avvertita di tenersi lontano dalle barche.  Sì perché a volte il male compiuto viene infine restituito per un gioco del destino e/o per una vendetta personale come  nel caso di  Miss Adela Strangeworth in “La possibilità del male”. Miss Strangeworth è un’altra rispettabile  settantunenne “con una vezzosa piccola fossetta che le spuntava vicino al labbro”, non si era mai allontanata più di un giorno dalla sua cittadina, di cui suo nonno aveva costruito la prima magnifica casa che lei abitava, ma “qualche volta si ritrovava a pensare che la cittadina le apparteneva”.

Per questo, per mantenere tutto nel suo ordine, mandava lettere anonime a chi riteneva lussurioso, cattivo, depravato. Ma lo farà una volta di troppo e una terribile, mirata vendetta si abbatterà sul suo amato giardino. Un gruppo di racconti tra cui “Magia di famiglia”, “La moneta dei desideri” si presentano come favole moderne, racconti di realismo magico, sempre in bilico tra realtà e magia. Nel primo racconto campeggia una specie di Mary Poppins; una vecchietta tonda, rosea, con un sorriso perenne si offre a una famiglia per un aiuto domestico, mostrando straordinarie capacità in cucina e abilità e velocità nei lavori domestici. Ma pur non rivelando il segreto di alcune vere e proprie magie, Mallie dispensa insegnamenti come quello che magia è saper usare bene il proprio tempo e imparare a far bene alcune cose, come le sue deliziose crostate alle ciliegie. Ne “La moneta dei desideri”, oltre la piacevole storia,  si ragiona su desiderio, fortuna, magia. La fortuna bisogna condividerla con gli altri. La moneta da dieci centesimi, trovata da Mr. Howard J. Kenny, che ha perso il lavoro da due settimane, viene da lui donata a due bambine, Nancy e Jill, che dei tre desideri che decidono siano per loro disponibili, uno solo vogliono tenere per sé. Del resto quando si può esprimere un desiderio può succedere di scoprire che non si sa cosa desiderare. A volte per realizzare un desiderio però non è necessaria la magia, basta un piccolo aiuto, come quello che le due bambine danno al fratello di Jill e alla sorella di Nancy che sono due innamorati timidi. Altre volte la realtà stessa viene in soccorso nei modi più insperati. Infine le bambine imparano la moderazione nei desideri e infatti per il loro desiderio decidono di scegliere due ghiaccioli, che sono esattamente ciò che si poteva comprare con dieci centesimi.

Shirley Jackson era madre di quattro figli, era dunque consapevole della complessità dell’accettare e di vivere un rapporto ambivalente come la maternità. Su questo sono incentrati due racconti “Nei momenti bui” e” La cosa più straordinaria”. Tracce autobiografiche si trovano anche in un racconto pieno di humor come “Sola in una tana di lupetti”, in cui una madre un po’ fuori dal cliché della perfetta madre americana deve inventarsi un suo metodo pedagogico per tener testa alla squadra degli scout del figlio maggiore, per la quale deve fare l’animatrice ossia Mamma Lupa per un periodo. Alcuni altri racconti godibilissimi narrano un quotidiano in cui irrompe però qualche sorpresa. Da scrittrice Jackson non poteva tralasciare il discorso sull’ipocrisia che accompagna la fama di uno scrittore in “Si spegne una grande voce”. Autobiografico e scritto in prima persona è poi l’Epilogo, intitolato proprio “Fama”, sulla svalutazione dell’impegno di chi scrive e sulla labilità della notorietà. Il racconto è tutto giocato sull’equivoco tra ciò che dice la scrittrice e un’anziana redattrice di un giornaletto locale che la intervista.  Nella raccolta non poteva mancare un racconto di fantasmi, molto coinvolgente e anch’esso gustoso per lo scarto che corre tra ciò che viene percepito dall’autocentrata  protagonista e ciò che accade o viene detto dai suoi interlocutori. Le pagine scorrono via veloci  nella lettura trascinante del libro, ma attenzione, bisogna arrivare all’ultima riga di ogni racconto per cogliere la sorpresa che ogni volta ci riserva l’autrice.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21