Il clan Gallace continua a condizionare gli enti locali. In un silenzio quasi assoluto

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Il consiglio comunale di Guardavalle è stato sciolto, per la seconda volta, per accertato condizionamento da parte della criminalità organizzata dal consiglio dei ministri il 22 febbraio scorso. Nel novembre del 2020 la cassazione ha “messo il suo sigillo” sulla sentenza Appia, confermando, dopo anni, l’operatività del clan Gallace ad Anzio e Nettuno. Come ricordano le motivazioni della sentenza della prima sezione della cassazione presieduta da Adriano Iasillo:” le fonti di conoscenza (commissione che si occupò dello scioglimento dei Comuni di Guardavalle e Nettuno, collaboratori di giustizia, intercettazioni telefoniche ed ambientali) dimostrano che è provato l’innesto del sodalizio nel tessuto sociale della città di Nettuno e la creazione di una sorta di “succursale” a Nettuno del locale di Guardavalle”. Il nome dei Gallace continua a far paura nel litorale romano, in Calabria, in Lombardia ed in Toscana. Si ha timore anche nel pronunciarlo: è singolare che anche l’ex sindaco di Guardavalle- nella lunga conferenza stampa in cui si batte contro il provvedimento di scioglimento – non abbia mai pronunciato il nome dei Gallace. Il clan le cui pressioni sono alla base proprio del provvedimento che l’ex primo cittadino di Guardavalle contesta. Forse è normale conoscendo la capacità “militare” del clan che dal 2008, con l’eliminazione fisica il 14 luglio del 2008 di Carmelo Novella, ha inaugurato e avviato una guerra criminale che ha decapitato molti gruppi mafiosi dalla Lombardia alla Calabria. Ad uccidere Novella sono Antonio Belnome e Michael Panaja. Antonio Belnome non è un killer qualsiasi è il capo della locale di Seregno-Giussano ed è nativo di Guardavalle. Il 27 settembre del 2009 viene assassinato Damiano Vallelonga1 , detto il boss dei “viperari” operante nel comprensorio di Serra San Bruno ucciso nel comune di Riace. Successivamente all’omicidio si è verificata nei territori a cavallo delle province di Reggio Calabria e Catanzaro una vera e propria faida che ha coinvolto, i contrapposti cartelli criminali: il gruppo della “marina” e quello della “montagna”, il primo riconducibile ai Ruga-Gallace-Leuzzi, il secondo riconducibile a Damiano Vallelunga. Il dissidio era già sorto dall’indagine “Mithos”, dove Carmelo Novella alleato di Damiano Vallelonga, aveva manifestato l’intento di uccidere Vincenzo Gallace. Le motivazioni dell’omicidio secondo i collaboratori di giustizia sono riconducibili: da un lato negli affari del “boss dei viperari” il quale rivendicava il suo ruolo di leadership nel territorio di competenza, nel controllo del settore boschivo, alla spartizione degli appalti pubblici e all’installazione nella zona di nuovi impianti di energia eolica. L’altro motivo è quello di scatenare la vendetta della famiglia di Serra San Bruno contro quella dei Vallelonga, al fine di decimare entrambe le famiglie che esercitavano il controllo sui boschi nei territori a cavallo delle province di Reggio Calabria e Catanzaro. Ecco perché i Gallace continuano a far paura, forti di una fama mafiosa “cementata” nel sangue e nell’omertà. Per mandare la commissione d’accesso a Guardavalle è bastata una bella inchiesta di Vittorio Brumotti di Striscia la Notizia sulla statua di Sant’Agazio, partita da Nettuno e costruita ad Anzio, come racconta anche la relazione della prefettura di Catanzaro. Un documento zeppo di omissis (la privacy è un valore superiore alla trasparenza e alla conoscenza delle mafie per molti in questo paese). E’ singolare invece che gli attentati e le intimidazioni, le frequentazioni ed i rapporti tra alcuni esponenti politici di Anzio –nel recente passato-con esponenti della criminalità organizzata anche con soggetti contigui ai Gallace, siano invece assolutamente “normali” e non degni di approfondimento ai sensi della normativa antimafia. E’ normale che si spediscano pallottole a consiglieri di opposizione, è normale che si spediscano proiettili a segretari comunali, è normale bruciare le auto di un vice sindaco…Tutti fatti verificatisi ad Anzio. Ma tant’è nel litorale romano, come a Guardavalle, il nome dei Gallace non si deve pronunciare.

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