James Dean, gioventù bruciata

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Aveva ventiquattro anni, il 30 settembre 1955, e da quel momento James Dean è diventato un mito. Un mito triste, certo, perché ci ha detto addio giovanissimo, dopo essere stato uno dei simboli dell’inquietudine dei deprimenti anni Cinquanta, precursore e, in parte, ispiratore delle tendenze giovanili che avrebbero caratterizzato l’America contestatrice negli anni successivi; un’America che si ribellava a quella ufficiale, segnata dal maccartismo e da una delle stagioni più drammatiche della sua secolare epopea. Era, infatti, un Paese diviso, non meno di adesso, con il Sud segregato, tensioni sociali fortissime, ingiustizie devastanti e attori e registi popolarissimi messi nella lista nera in quanto accusati di simpatie comuniste.
James Dean è stato l’emblema dell’America rabbiosa, ribelle, aspra, irrequieta, in contrasto con le verità ufficiali e capace di produrre una controcultura all’insegna della rivolta e dell’attenzione a tutto ciò che il potere voleva che rimanesse nell’ombra.
James Dean era un seguace della filosofia del “carpe diem”, bello e dannato, convinto sostenitore della necessità di cogliere l’attimo e di vivere sempre al massimo, pigiando il pedale sull’acceleratore e non fermandosi mai di fronte a nessun ostacolo.
Quest’anno avrebbe compiuto novant’anni, per questo lo ricordiamo, ma non sarebbe stato possibile per lui arrivarci. Troppo contestatore, troppo folle, troppo destinato a morire da ragazzo per accreditarsi agli occhi del Cielo, condannato a consegnarsi prematuramente alla leggenda, troppo in tutti i sensi: eccessivo, esagerato, indomabile.
James Dean era l’America della battaglia contrapposta all’America di Washington e delle sue regole inique. “La valle dell’Eden”, “Gioventù bruciata” e “Il gigante” sono i suoi film principali. Probabilmente, se fosse vissuto qualche anno in più, la monumentale carriera di Marlon Brando sarebbe stata diversa e la sua fama leggermente inferiore. Ma, ribadiamo, la sua leggenda era destinata a svanire presto e a lasciarci infiniti rimpianti. Anche questo aspetto era compreso nel contratto con la vita di un uomo che non aveva e non avrebbe mai potuto avere nulla di normale.

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