“La trappola del virus”. Gli invisibili ai tempi della pandemia

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Per le persone che vivono ai margini, per gli invisibili, la pandemia è stata una vera e propria trappola. Come hanno vissuto il lockdown i senza dimora, i rifugiati, i migranti? Come stanno affrontando la crisi socio-sanitaria? Lemergenza e le misure di contenimento della pandemia da Covid-19, per noi cittadini, hanno portato alla limitazione dellesercizio di alcuni diritti, ma per coloro che la nostra società relega ai margini, i diritti inviolabili delluomo, sanciti anche dalla nostra Costituzione, non hanno ancora trovato una tutela adeguata. Infatti, dove i diritti di tutti, a cominciare dagli ultimi, sono protetti e garantiti, lì c’è una democrazia matura. La conclusione è che forse lItalia non lo è ancora.” Così si legge sul risvolto di copertina del libro “La trappola del virus” (Edizioni Terra Santa) , scritto da padre Camillo Ripamonti, presidente della sezione italiana del Jesuit Refugee Service, il Centro Astalli, con Chiara Tintori. La presentazione così è stata un’occasione di confronto anche su di noi sebbene il libro sia su di loro, gli invisibili e anche il webinar di presentazione fosse stato pensato così, visto che è cominciato proprio con la raccolta di alcune loro testimonianze, in ottimo italiano, di come il virus abbia cambiato le vite di molti rifugiati, rendendo anche il potersi nutrire una sfida. Il confronto infatti ha fatto emergere come la loro rimozione dalla nostra realtà indichi “tempesta” per loro anche per la qualità o realtà della nostra democrazia.

Padre Ripamonti ha ricordato i temi di quadro più gravi e posti più volte, dagli accordi con la Turchia e la Libia per limitare i diritti di chi intende chiedere asilo politico in Europa alla negazione del soccorso in mare per lunghi periodi dopo il grande impegno innescato dalla viaggio di Papa Francesco a Lampedusa (centrato sulla riproposizione della famosa domanda biblica “dov’è tuo fratello?” che forse spiega molto anche della recente enciclica) ed altre limitazioni presenti e passate. Ma sono stati gli interventi del direttore de La Stampa , Massimo Giannini, e dell’autore della prefazione al volume, il magistrato Gherardo Colombo, a porci a confronto con noi stessi. Giannini ha ricordato le responsabilità politico-culturali di un racconto incentrato sulla paura, quella paura che facendoci pensare di essere “invasi” (ovviamente da invasori) ci fa perdere di vista i diritti e le pene aggiuntive, da Covid, di chi raggiunge (se gli va bene) l’Europa e l’Italia come approdo salvatore. Colpito lungamente e gravemente dal Covid, Giannini ha unito la sua sensibilità così acquisita nel racconto della pandemia alla nostra incapacità di immedesimarci, prodotta dalla paura. Il virus così è apparso divenire una trappola anche per le narrazioni, avvolte su paure infondate ma che terrorizzando allontanano da uno spirito solidale che poi danneggia anche chi se ne allontana, nel momento della difficoltà. Chi è debole e non può rifarsi sul più forte finisce sovente per rifarsi sul più debole, inserendosi inconsapevolmente in una catena che lo danneggerà, oltre a danneggiare. E’ la catena della paura trasformata in pregiudizio, ha ricordato, come fu all’inizio della pandemia, quando si evitavano i cinesi o i loro negozi, pensando che fossero loro gli “untori”. Poi lo sono diventati gli immigrati, anello più debole ed esposto, e così non si è notato quel che ci riguardava e che ha indebolito la nostra difesa dove c’era già emergenza.

Da parte sua Gherardo Colombo, il magistrato che oggi è impegnato nel mondo del soccorso, ha ricordato che per capire cosa sia la democrazia bisogna scegliere: si intende per democrazia un sistema che garantisce i diritti della maggioranza, diritto di governare secondo i propri indirizzi, o un sistema che garantisce davanti alla volontà sovrana i diritti di tutti? Minoranze politiche, che hanno diritti, minoranze culturali, linguistiche, religiose, che hanno diritti garantiti proprio perché minoranze inserite in un sistema democratico. Questi diritti sono i diritti dei cittadini e quindi dell’uomo, di ogni uomo. Il cittadino, per Gherardo Colombo, è garantito in quanto essere umano, e quindi ogni essere umano è garantito in un paese dove tutti sono cittadini rispettati nella loro dignità di essere umani. Questo lo ha spiegato ricostruendo la grammatica di alcuni articoli della nostra Costituzione, citando l’articolo 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede ladempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” che spiega l’articolo 10 “ Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese leffettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto dasilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Questi articoli non sono stati ascoltati frequentemente durante questi anni “emergenziali” ed è stato bello sapere che vigono ancora. Ma questo è solo l’antefatto di un libro, “La trappola del virus”, da leggere.


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