L’antidemocrazia populista di Trump non ammette la libera stampa

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Nel giorno più nero della democrazia americana, in cui i seguaci di un presidente a fine mandato, aizzati da lui stesso, hanno assaltato il Campidoglio per impedire l’inserimento di un nuovo presidente eletto democraticamente, sono stati ancora una volta i media uno dei bersagli privilegiati della violenza eversiva. Ci sono video a testimoniare come i cosiddetti – da Trump – patrioti, ovvero gli estremisti di destra protagonisti dell’attacco a Capitol Hill, si siano scagliati contro i giornalisti e ne abbiano distrutto gli strumenti di lavoro, le videocamere, i microfoni, le macchine fotografiche. L’ antidemocrazia populista di Trump non ammette la libera stampa. Quello di ieri è stato solo l’ultimo capitolo di una guerra che il tycoon ha ingaggiato contro i media americani fin dal suo insediamento. Non è un mistero che Stephen Bannon, ideologo e stratega del trumpismo, abbia fin dall’inizio del mandato aperto le ostilità verso il libero giornalismo. Lui ha detto ai media tradizionali che dovevano “tenere la bocca chiusa” perché non avevano capito niente della campagna elettorale. E li ha più volte definiti “ il partito di opposizione “, affermando a più riprese che sbagliano sempre e avviando una propaganda martellante per erodere la fiducia della gente, appunto, nei media liberi.
Tutto questo è andato di pari passo con la divulgazione, da parte dello staff presidenziale, di vere e proprie costruzioni propagandistiche al confine con le fake news, come quando ha inventato fatti alternativi per giustificare la politica verso l’immigrazione e come quando ha cercato di creare da zero attentati terroristici e false  situazioni di emergenza.

Spregiudicato, infine, è stato l’uso dei social media da parte del presidente americano, in tutta la storia del suo mandato e anche in precedenza. Finché, ieri, The Donald si è servito proprio dei social per fomentare un intervento eversivo da parte dei suoi seguaci. Tanto che Mark Zuckerberg ha deciso di bloccargli l’account Facebook fino alla fine del mandato, il 20 gennaio.
Quanto è accaduto tra il presidente USA e i media non è un semplice corollario, ma è la dimostrazione che ogni tentativo di distruggere la democrazia e le istituzioni democratiche passa dal discredito prima e dall’attacco vero e proprio poi, alla Stampa libera, ai giornalisti. Chi dall’Europa osserva oggi l’America, non può che preoccuparsi dei segnali che arrivano da Oltreoceano ma che abbiamo rilevato anche qui ogni volta che un capo di stato o di governo ha cercato in qualunque modo (anche apparentemente innocuo ) di imbavagliare l’informazione.

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