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Quando nel mondo c’è ancor chi si illude d’amor: ‘Bar Blues’ di Federica Bognetti

 

Teatro Fontana inaugura la nuova stagione, Passion Fruits, con una splendida Federica Bognetti che delizia il pubblico con il suo Bar Blues, tratto da La Gilda del Mac Mahon. Gilda è una focosa trentenne che vive nella periferia milanese postbellica uscita dalla penna di Giovanni Testori. Qui, le uniche speranze ammesse sono quelle infrante. Gilda è passionale, sensuale, fatta per mordere la vita e per amare come si deve amare, cioè totalmente e ciecamente. S’innamora, come spesso accade, dell’uomo sbagliato, un Gino qualsiasi che non ha remore a farsi mantenere da lei in prigione, per poi piantarla sbrigativamente appena ritornato in libertà. Gilda non si riavrà mai da quel rifiuto, cercherà di farsi una ragione, di dimenticare, tenterà persino il suicidio, ma non arriverà a capire le ragioni di quel rigetto. Ma un rifiuto, in fondo, è cosa banale, come il male. Non ci sono spiegazioni, inutile interrogarlo e interrogarsi, lo si deve solo superare senonché nemmeno la più lucida introspezione psicologica riesce a guarire una ferita così grande, un male così gratuito. Gilda prova a consolarsi con altri uomini, la sua avvenenza è quella di una Rita Hayworth (‘l’Atomica’) da bidonville. Ama amare, ama darsi e al quarto giorno senza un uomo non resiste più, afferra la pelliccia e scende in strada. Gli uomini le corrono dietro, lei deve solo scegliere e con l’argent così guadagnato fa fare al suo Gino una vita da principe dietro le sbarre.

Gilda è una donna in balia tra reiezione e redenzione. È una prostituta, ma innanzitutto è una donna che ama, che desidera l’uomo perché desidera amare ed essere ricambiata. Gilda, ovvero: gioventù bruciata, bellezza sprecata, fiore che appassisce nel vaso ornamentale dell’indifferenza, corpo che insegue spasmodicamente altri corpi, condannata a cercare e a non trovare mai. L’amore è consumato in fretta, siamo alle soglie dell’incombente incubo – la società consumistica del dopoguerra preme per essere partorita con tutta la sua etica pervertita dell’usa e getta che tutto ingoia e annichilisce: merci, anime, corpi, sogni, ideali.

Federica Bognetti è bravissima nell’evocare tutte le sfumature di Gilda: dal candore quasi pudico della ragazza innamorata in preda alle vertigini e alle farfalle nello stomaco con mantellina e berretto, alla conturbante voluttuosità della diva dei bassifondi, il corpo fasciato nell’abito da sera rosso fuoco, la voce sensuale che fa risuonare brani immortali: Scettico blues di Milly, Quelle histoire di Jeanne Moreau, I put a spell on youPut the blame on MameAt last di Etta James. L’atmosfera è quella nostalgica dei café chantant e dei cabaret, parola e musica si fondono perfettamente sulle note del sax di Emiliano Vernizzi, le luci soffuse e le lampade vintage fanno rivivere un mondo pregno del dolce profumo della dissoluzione e dei tramonti.

Gilda aggrappata al ventre del giovane e timido garzone dal corpo scultoreo si scioglie in un pianto liberatorio. Se in questa vita non si dà felicità, ci si consolerà pensando che al giudizio finale verranno pesate solo le lacrime.

 

Bar Blues

8-10 ottobre 2020

da racconti di Giovanni Testori

diretto e interpretato da Federica Bognetti

sax Emiliano Vernizzi

light designer Claudine Castay

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