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Referendum. Meno Parlamentari e più Lobbisti. Verso una democrazia oligarchica

 

Questo Referendum non è tanto una questione di numeri e di qualche flebile risparmio delle spese pubbliche. Più allarmante è invece “il messaggio criptico” che sottintende: la riduzione dell’agibilità democratica dei cittadini, il poter scegliere i propri rappresentanti, anche in seguito all’ormai decaduto ruolo di concertazione dei “Corpi intermedi”, sindacati, partiti, associazioni categoriali. Una cancellazione dei diritti e delle responsabilità civili, che dal Dopoguerra ad oggi, avevano invece fatto progredire le democrazie europee.

L’invito a votare SÌ da parte di esponenti politici e costituzionalisti della sinistra, con l’impegno vago di trovare un accordo con i “destrutturatori” 5Stelle subito dopo per una nuova legge elettorale, appare illusorio, politicamente debole: un peccato “dottrinale” di analisi politica.
La motivazione ideologica che accompagna la drastica riduzione, “l’animus politico” della riforma, si basa su di un mero taglio aritmetico, con risparmi effimeri, sconfessati da molti autorevoli osservatori. Siamo di fronte purtroppo ad un pericoloso “via libera” verso un sistema oligarchico della democrazia liberale, che da tempo sta sclerotizzando e mettendo in crisi persino gli Stati Uniti d’America, esempio principe del minor numero di Parlamentari, di scarsa rappresentanza popolare e maggior numero di Lobbisti.
Sarebbe stato molto più efficace abbassare drasticamente gli appannaggi e i vitalizi, i più esosi dell’Unione Europea, e del numero delle Commissioni. Così pure per i consiglieri regionali. Un forte risparmio per le casse statali sarebbe anche rendere impossibile di percepire il cumulo di più pensioni adeguate con i contributi figurativi, a spese dell’INPS o di altri istituti previdenziali.
Sarebbe stato più utile, per ridurre realmente il Deficit pubblico annuale ed efficientare la macchina statale, trasformare le Regioni a Statuto speciale in ordinarie, riducendo così drasticamente i trasferimenti finanziari dallo Stato centrale, abolendo antistorici privilegi.

Votare NO è ritornare ad una politica non demagogica e più vicina ai bisogni reali della gente. Se passasse il SI, avremo una rappresentanza più elitaria, con minor numero di cittadini rappresentati per regione, e soprattutto scelti dai leader di ciascun partito e non dagli elettori ed iscritti ai vari partiti.
Una motivazione istituzionale usata dai leader dei 5Stelle è legata alla forma dei Parlamenti in altri stati democratici, ritenuti più efficienti e meno dispendiosi dei nostri, senza però menzionare le loro forme elettorali e governative. Differenze istituzionali sostanziali, che obiettivamente finora non dimostrano che il Parlamento italiano sia così inefficiente, pletorico, dispendioso come si vorrebbe far credere.

La Germania, con il suo Bundestag, detiene il primato per il numero di deputati, 709 su 82 milioni di abitanti. Il sistema legislativo comprende inoltre la Camera dei Lander, il Bundesrat, con 69 rappresentanti eletti dai vari consigli regionali. Le elezioni sono a sistema proporzionale con lo sbarramento del 5% nei Lander.

In Gran Bretagna c’è la Camera dei Comuni inglese, che si compone di 650 deputati, in rappresentanza di 66 milioni di sudditi di Sua Maestà. Anche in questo caso, la Monarchia federale britannica (4 stati con rispettivi parlamenti dall’ampia autonomia legislativa, Inghilterra, Galles, Nord Irlanda e Scozia) si basa sul bicameralismo con la Camera dei Lord, 772 membri non elettivi, di cui 87 a vita. Qui vige un sistema elettorale maggioritario a turno unico secco: vince chi ha un voto in più degli altri concorrenti e non il 51%.

L’Assemblea Nazionale francese si compone di 577 membri eletti in rappresentanza di 67 milioni di abitanti. Il Senato ha 346 eletti a “suffragio indiretto” eletti da 150 mila amministratori locali e regionali e deputati. Il sistema elettorale è a doppio turno, dove nel secondo si possono anche scontrare tre contendenti. Il Presidente della Repubblica è anche il capo del governo.

In quanto alle retribuzioni a livello mondiale, secondo l’Independent parliamentary standards authority (Ipsa), questa è la classifica in Sterline: gli italiani guidano la classifica con un appannaggio di 120.546 sterline, seguiti da Australia (117.805), Stati Uniti (114.660), Canada (100.166) e Norvegia (87.964). Nella seconda parte della classifica ci sono invece Irlanda (79.556), Germania (78.979), Nuova Zelanda (74.154), Svezia (69.017). Infine gli ultimi tre sono Regno Unito (66.396), Francia (56.815) e Spagna (28.969).

Ma l’esempio più caro agli “eredi” di GianRoberto Casaleggio viene dagli Stati Uniti, dove esiste un sistema elettorale maggioritario secco: il Presidente è capo del governo e viene eletto dai “Grandi elettori”, anche se il numero dei voti popolari è minore del suo sfidante (ultimo caso i 3 milioni in più per la Clinton rispetto a Trump), con i due rami parlamentari davvero a “numero chiuso”. La Camera è composta da 441 membri, di cui 435 con diritto di voto, e durano in carica 2 anni. Ogni Stato federato ha diritto ad almeno un rappresentante. Il Senato è invece formato da soli 100 membri, due per ogni Stato federato, e durano in carica per sei anni. Il Senato si rinnova di un terzo ogni due anni.

A fronte di questi numeri minimi di rappresentanti per 330 milioni di abitanti (ogni Stato federale ha un suo parlamentino e un governatore con ampi poteri), vi sono almeno 30 mila Lobbisti registrati, all’opera nella capitale, con illimitate possibilità di incidere sulla formazione delle leggi (che vengono sottoposte al loro vaglio per le modifiche), di determinare le scelte di ministri, sottosegretari e parlamentari. La maggior parte sono avvocati e hanno stipendi da Top Manager, che fanno impallidire gli emolumenti dei Deputati, Senatori e dello stesso Presidente. Inoltre, è proprio tra loro che sempre più spesso i due partiti storici scelgono i nuovi rappresentanti. Nella storia contemporanea, ad esempio i coniugi Clinton, avvocati, facevano parte di uno studio lobbistico, così come Bush Senior era un influente esponente dei petrolieri. Il democratico Clinton è l’esempio più calzante di come vengono scelti i rappresentanti nelle istituzioni americane: avvocato, eletto giovanissimo Attorney general dell’Arkansas e dopo 2 anni governatore dello stato, quindi agli inizi dei Novanta presidente degli Stati Uniti. Bush Senior, seguì l’altra carriera abituale: petroliere, rappresentante diplomatico, capo della CIA, infine vicepresidente e presidente prima di Clinton. A lui si deve la proliferazione delle società private di difesa delle forze militari, dalla prima guerra contro l’Iraq in poi (come la Halliburton, multinazionale di impiantistica petrolifera e logistica militare, compresi i bodyguard dell’esercito).

Eredi di una lunga tradizione di due secoli, regolamentata dalla The Federal Regulation of Lobbying Act (1946), i lobbisti, (80% con laurea in legge, ingegneria, medicina, chimica) e retribuzioni molto elevate, sono i veri concorrenti dei rappresentanti politici repubblicani e democratici, per far stabilire con leggi appropriate gli interessi di industrie, società finanziarie e assicurative, di qualsiasi soggetto anche imprese estere, associazioni professionali, università, chiese.

Situazione analoga sta esplodendo a Bruxelles, dove tra l’Europarlamento e la Commissione Europea operano oltre 15 mila lobbisti a fronte di 736 deputati (appannaggio mensile sui 12/14 mila euro lordi), in rappresentanza di 446 milioni di abitanti di 27 paesi. 15 mila lobbisti che curano gli interessi delle grandi aziende industriali, finanziarie e assicurative, le associazioni di categoria, i gruppi ambientalisti, gli agricoltori e le industrie farmaceutiche il settore delle Telecomunicazioni e dei “signori del WEB”. Spesso gli studi di lobbying sono proprietari di prestigiosi edifici nel quartiere comunitario e organizzano iniziative culturali, artistiche e conviviali da far impallidire i regnanti del Belgio. Sono quasi tutti laureati e guadagnano cifre da Top Manager. Registrati in uno speciale Albo unico comunitario, i lobbisti hanno libero accesso nelle riservate stanze dei deputati, dei commissari e dei funzionari. Possono anche partecipare come osservatori ai lavori delle commissioni parlamentari e hanno a disposizione i Draft, le bozze quasi definitive, delle leggi, sulle quali possono inserire le loro modifiche interessate sugli articoli, esponendo i loro criteri giuridici e risultati di ricerche di mercato.

Un potere di condizionamento enorme quello dei lobbisti, che trova terreno di coltura proprio nell’esiguità del numero dei nostri rappresentanti, nella scomparsa dei “corpi intermedi” e nell’impossibilità dei cittadini di trovare spazi di democrazia di base, come avveniva una volta.

Una democrazia oligarchica, azzoppata, dove i “poteri forti” attraverso il lobbismo sempre più esteso hanno solo bisogno di “sepolcri imbiancati” nei quali custodire pochi esponenti politici, per far credere che si vive ancora liberi e nell’autoderminazione. Alla popolazione rimarrà la “piazza virtuale” quella dei Social Network, ultimo sfogatoio, ma senza poteri concreti di incidere sulle scelte collettive.

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