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Fu sera e fu mattina, di Ken Follett

 

Fu sera e fu mattina, è un romanzo storico che riporta il lettore nelle atmosfere più care a Follett, in un viaggio epico, magico, tra conflitti, amori, rivalità e odii, all’alba del secondo millennio. In libreria dal 15 settembre scorso con Mondadori (751pp, €27,00).

Tre anni di lavoro per il prequel del primo romanzo della serie “KingsbridgeI pilastri della terra” (prima uscita nel 1989), a cui hanno fatto seguito “Mondo senza fine” (2007) e “La colonna di fuoco” (2017), che tutti insieme hanno dato vita ad una saga, ambientata tra il XII° e il XVI° secolo, di grandissimo successo. “I pilastri della terra” ha avuto anche un adattamento cinematografico (2010).

Anche quest’ultimo lavoro di Follett è ambientato in Inghilterra, in un luogo immaginario, tra l’anno 997 e l’anno 1006 (alle soglie della conquista Normanna dell’Inghilterra nell’anno 1066).

In questo romanzo, si intrecciano le vite di quattro personaggi sullo sfondo di uno dei periodi più bui e turbolenti nella storia dell’Inghilterra, a quell’epoca preda delle scorribande norrene (epoca vichinga).

Quello di Edgar, il più giovane e intelligente di tre fratelli, abilissimo nel sagomare i ceppi di legno necessari per la costruzione delle barche, che decide di abbandonare la propria famiglia per inseguire il suo sogno d’amore e fuggire con Sungifu, detta Sunni, sposata con l’odioso Cyneric, un ubriacone. Ma ecco che il giorno previsto per la fuga – è il 17 giugno dell’anno 997, ad una settimana dal giorno di mezza estate – mentre Edgar si appresta a ricongiungersi con la sua amata, con la quale avrebbe intrapreso un viaggio verso un nuovo lavoro ed una nuova casa in un altro villaggio di pescatori situato a 50 miglia da Combe, Combe diviene oggetto di una feroce incursione vichinga e messo a ferro e fuoco. Il sogno dei giovani amanti verrà così spazzato via nel volgere di pochi minuti ed Edgar, rimasto orfano della sua Sunni, sarà costretto a partire con la madre e i suoi fratelli per il piccolo e oscuro villaggio di Dreng’s Ferry con la speranza di poter sopravvivere.

Quello di Ragnhild, detta Ragna, che vive in terra Normanna, dall’altra parte della Manica, la figlia del conte Hubert di Cherbourg, e quello del nobile inglese Wilwulf, l’Adermanno della contea di  Shiring, di cui si innamorerà perdutamente e che deciderà di sposare nonostante il parere contrario dei suoi genitori. Ragna si troverà così ben presto al centro di una lotta di potere brutale in terra straniera.

Quello di Aldred, un giovane monaco colto ed idealista, l’armarius, il responsabile dello scriptorium e della biblioteca di Shiring – il cui unico scopo è quello di fare della sua umile abbazia un centro di diffusione della cultura – che entrerà ben presto in conflitto con il suo Vescovo, Wynstan (fratello di Wilwful), un uomo avido, abile e spietato, il cui unico scopo è quello di aumentare le proprie ricchezze e il proprio potere.

Un viaggio epico e vorticoso, ricco di colpi di scena, quello che ci presenta Follett. Ma, al contempo, anche un affresco storico sapientemente ricostruito, che sorregge un’impalcatura narrativa solida, fluida, scorrevole nonostante la lunghezza dell’opera, il cui filone narrativo è rappresentato dal sapiente intreccio delle storie dei personaggi, in cui a predominare sono i sentimenti, anche contrastanti, come l’amore e l’odio, il coraggio e la codardia.  Dunque, un romanzo in grado di regalare al lettore emozioni forti.

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