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Ciao Valeria

 

La prima volta che ho visto vValeria in redazione mi sono presentata e le ho offerto un caffe’. Abbiamo subito rotto il ghiaccio e ho provato immediatamente simpatia per lei. Una donna semplice. Solare. Siamo diventate amiche in pochi mesi. Per entrambe contava la vita vissuta, con le emozioni e la voglia di raccontare.
Quando esplose l’epidemia del virus h1n1, ci fu affidato l’incarico di occuparcene insieme. Lavorammo benissimo in sintonia. Io ero spaventata e valeria mi dava la forza di affrontare l’argomento con lucidita’ e competenza.
Con il passare degli anni, valeria si e’ specializzata nella comunicazione medica. Era bravissima. Precisa. Ma non si limitava a realizzare servizi e interviste. Quando qualucuno le chiedeva un consiglio, si metteva a disposizione. Contattava medici, forniva numeri. Ascoltava tutti. Aiutava tutti. Un giornalismo dal volto umano, il suo. Interpretava alla lettera la missione del servizio pubblico.
Mi e’ stata vicina negli ultimi vent’anni, un punto di riferimento costante. Quel sorriso e quella coda di cavallo che dalla stanza di fronte alla mia illuminavano le mie lunghe giornate in rai.
Alle mie feste di compleanno non mancava mai. E arrivava sempre per prima.
Non mi ha mai detto di aver ricevuto decine di premi. L’ho scoperto solo negli ultimi tempi, quando andavo a trovarla a casa. Non ci stancavamo mai di dirci ‘ti voglio bene’.
Quel caffe’ che aveva inaugurato la nostra amicizia era diventato un rito. Quasi ogni giorno, io un espresso lei un gin seng. Poi la chiacchierata sul divano prima di tuffarci nel nostro lavoro. L’ironia, la dolcezza, la sincerita’. La sorella di valeria ha scritto ‘non finisce qui’. Ha ragione. L’amicizia non muore mai.

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