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Santo Della Volpe. “Missionario” del giornalismo

 

Il giornalista Santo Della Volpe è stato ricordato ieri con un incontro online dedicato alla passione per la verità

«Illuminare le periferie significa dare spazio a chi non si volta dall’altra parte quando ci sono da capire le ragioni di malesseri sociali e fatiche quotidiane: significa dare voce a chi non aspetta la statistica (necessaria per altro ma non esaustiva) o il sondaggio di opinione per interessarsi di realtà periferiche non solo geograficamente, ma nella mappa delle decisioni e della rappresentazione dei bisogni. Significa lavorare nel mondo dell’informazione per non essere megafoni del potere, ma coscienza critica dei governi, in nome degli interessi collettivi, del bene comune rappresentato dalle persone, singole o associate. E in particolare, significa fare il proprio lavoro di informatori corretti e preparati, decisi a dare notizie utili a capire e conoscere quello che accade, affinché aumentino gli spazi di approfondimento e di formazione delle idee dei cittadini», questa è l’eredità che ci lascia Santo Della Volpe, il giornalista Rai scomparso cinque anni fa.

Era il 9 luglio del 2015 quando un brutto male lo ha portato via, all’epoca era il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), incarico affidatogli pochi mesi prima.

Ieri, Santo è stato ricordato dagli amici di Articolo 21 con un incontro condiviso via web molto partecipato e con un titolo che gli sarebbe certamente piaciuto: «Passione per la verità».

Lo stesso del libro Fake news e passione per la verità- Edizioni Franco Angeli, attorno al quale si è snodato la riflessione condotta da Roberto Natale (già presidente Fnsi) per Articolo 21 e alla quale hanno partecipato gli autori, Laura Nota e Roberto Reale.

Già perché di Articolo 21, l’Associazione per la libertà d’informazione (il Circolo Articlo 21 del Piemonte non a caso è dedicato proprio a lui), ha visto Santo Della Volpe esserne uno tra i primi fondatori, ha ricordato ieri Giuseppe Giuliettiche, prendendo il testimone di Della Volpe, è oggi guida del sindacato unitario dei giornalisti.

Articolo 21 era solo uno tra i mille impegni civili di Santo: militava in Libera, numeri e nomi contro le mafie, ad esempio, e per la quale era il direttore di Libera Informazione. Un giornalista sempre in prima linea anche in Rai, e dove ha sempre lavorato rivolgendo la sua attenzione a favore degli ultimi, guardando alle periferie, ricordando le morti sul lavoro. Lottando per i diritti civili e umani.

I suoi servizi, le dirette e le analisi dedicate alla tragedia della ThyssenKrupp di Torino, sono state certamente tra le più acute, delicate e approfondite.

Cattolico, era però molto attento e sensibile al tema del dialogo tra culture e religioni ed era affezionato al lavoro del mensile Confronti per il quale scrisse editoriali e articoli di approfondimento; rivista che ha sostenuto anche nei momenti più difficili. Santo è stato il membro di Giuria (grazie alla sua esperienza) del «Premio Confronti» (dedicato all’intellettuale Umberto Brancia), inserito nell’ Asperger film festival (Assf).

«I giornalisti italiani e la Fnsi – sosteneva Santo – devono “Illuminare le periferie”, perché contro l’oscurantismo non c’è altra strada. È il nostro giuramento di Ippocrate, la base del nostro lavoro come guardiani della Democrazia. E in questo momento, nel quale le leggi bavaglio si profilano all’orizzonte, la nostra battaglia per difendere e allargare gli spazi di conoscenza e informazione ha un naturale alleato nell’insieme di associazioni e gruppi che nella società, italiana, europea e mondiale, tendono a essere partecipi della trasformazione sociale, senza limitarsi a stare al balcone a guardare quello che altri decidono.

Questa è l’ora di essere sulla scena del cambiamento contro i bavagli, l’oscurantismo», ammoniva Della Volpe «per evitare che prendano il sopravvento la rassegnazione e gli oscurantismi che vari gruppi, più o meno criminali, tendono a far passare come regole di convivenza in nome dei loro loschi affari. Oggi più che mai il ruolo dell’informazione è determinante».

Santo ha saputo raccontare, come pochi sono stati in grado di fare, le storie delle operaie e degli operai italiani, delle impiegate e degli impiegati messi alla porta da un giorno all’altro, dei rifugiati in cerca di riconoscimento, delle persone vessate dalla malavita: dall’inquinamento e dalle mafie.

Santo ha sempre fatto del suo lavoro una missione.

John Charles Beckwith il generale inglese che fece costruire agli inizi dell’Ottocento nelle «valli valdesi» (Alpi Cozie) oltre cento scuole per garantire l’educazione alla minoranza cristiana valdese, contribuendo così alla diffusione della cultura, diceva esortando le comunità valdesi: «O sarete missionari o non sarete nulla», proprio per ribadire che solo attraverso la cultura, la formazione e il servizio al prossimo si può essere in grado di poter custodire la propria fede, e di aiutare e difendere chi, più debole, sta vicino a noi.

Santo era un cristiano autentico. Un «missionario» che sarebbe piaciuto al generale inglese.

Un «missionario» del giornalismo, della legalità, della giustizia, dei diritti, dei valori civili e umani. A tutti noi ha lasciato il suo esempio. Un esempio Importante.

Chissà se saremo in grado di esserne testimoni concreti e autentici  …

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