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Patrick Zaky scrive ai suoi familiari dalla prigione. Un segnale di vita. Di attesa e di speranza

 
Un segnale di vita. Di attesa e di speranza. Così, a caldo e pieno di emozione, commento la lettera che Patrick Zaky ha inviato ai suoi familiari dalla prigione di Tora, al Cairo, dove è detenuto in attesa di giudizio da ormai 150 giorni.
Una lettera che ha passato evidentemente vari filtri della censura, ma che ci consegna comunque un messaggio importante: pur nel dolore della mancanza della sua famiglia e dei suoi amici, Patrick ha mantenuto intatte tutte le sue speranze di tornare libero e di ricongiungersi ai suoi parenti e alla comunità italiana che l’ha adottato.
Questa lettera è la testimonianza perfetta di cosa vogliano dire quelle due parole che talora appaiono desuete, persino criminalizzate: ormai da tre mesi stiamo chiedendo che Patrick sia scarcerato per motivi di salute perché, oltre che innocente, è anche a rischio di contagio da Covid-19. Ma Patrick a sua volta auspica che nessuno dei suoi

amici in Italia sia stato contagiato.
Quelle due parole sono: solidarietà internazionale.

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