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No, Silvia il velo non è sempre libertà

 

Dichiarare che il velo sia ‘libertá’ se da una parte puó essere una individuale espressione di se stesse dall’altra é altamente rischioso, se non irrispettoso nei confronti di quelle donne che per il velo sono ancora oggi nelle carceri iraniane.

Quando ieri mi é arrivata l’intervista rilasciata da Silvia Romano a La Luce il sito musulmano diretto da Davide Piccardo ci ho messo un po’ a capire, a digerire e metabolizzare il tutto. Ho letto e riletto l’intervista perché non potevo credere ad alcune considerazioni che emergono dalla sue parole. Come sappiamo la ragazza vene rapita in Somalia e rilasciata lo scorso Maggio. Il suo rientro in Italia fece molto discutere per l’abbigliamento islamico e per la dichiarazione di essersi convertita all’Islam. Quella su La Luce é stata la prima intervista rilasciata da allora ed apre a riflessioni e approfondimenti su molti temi.

Silvia racconta di come é avvenuta la sua conversione. Ci spiega quali erano i suoi pregidizi sull’Islam prima di compiere questo passo. Ma qualcosa in questa intervista non mi convince. Non perché una donna non possa scegliere liberamente di convertirsi all’Islam ed accettarne anche i dettami, ma una conversione avvenuta durante una prigionia non puó essere mai una scelta libera.

Solo Silvia sa la realtá di quello che é avvenuto durante quel lungo periodo, eppure rileggendo l’intervista alcune affermazioni sembrano forzate. Ad un primo impatto é sembrato un dettatino delle elementari suggerito da qualcun altro.

Sembra in realtá, come se la ragazza abbia ricevuto un ‘brain washing’ quel famoso lavaggio del cervello tipico di alcuni credi, che alla fine ti porta a rivedere alcune tue ferme convinzioni e te le fa considerare totalmente sbagliate.

Silvia dichiara “Sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignitá e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrá vedere la mia anima”.

E no cara Silvia non puó esistere un Dio che ti chieda di non mostrare il tuo corpo perché cosí si possa vedere piú facilmente la tua anima. Non esiste un Dio che ‘obbliga’. É proprio nell’interpretazione che qualcuno ha voluto dare a quel Dio di cui parli, e a quelle parole che citi, che si sono perpretrati i piú grandi conflitti nella storia.  Nessuna donna MAI dovrebbe indossare un velo per elevare la sua dignitá, perché la dignitá di una donna non sta in un pezzo di stoffa. La dignitá di una donna sta nel suo operato che sia musulmana, cristiana o atea. E mai nessuna donna dovrebbe essere giudicata per il proprio abbigliamento sia che sia troppo scoperta o troppo coperta.

Nessuno di noi deve avere la presunzione di giudicare le tue scelte Silvia, perché ogni libera scelta individuale deve essere garantita in uno stato di diritto. Peró se ‘le parole hanno un peso’, e se non hai voluto rilasciare dichiarazioni a un giornale qualsiasi perché pensavi di entrare nella fosa dei leoni, forse avresti dovuto valutare meglio alcune dichiarazioni. Quando nell’intervista dici “Il concetto di Libertá é soggettivo e per questo é relativo” ecco qualche dubbio sulla tua luciditá mi assale.  Potremmo scrivere mille altri trattati sul concetto di libertá, ma credo che tutti concordiamo sul fatto che per LIBERTÁ intendiamo quando un essere umano ha la facoltá di scegliere senza essere sotto la supremazia di qualcun altro.

Un giorno cara Silvia, mi piacerebbe conoscerti di persona e raccontarti tante cose che sono sicura non conosci. Forse non sai che in nome della religione che hai abbracciato in altre parti del mondo succedono cose molto brutte, che spesso ho difficoltá anche a raccontare nei miei scritti.

Forse non sai che ogni giorno in alcuni paesi come l’Iran, ci sono squadre di polizia morale che soprattutto in questo periodo estivo, vigilano le strade per controllare se le donne abbiano indossato l’hijab in maniera corretta. E non perdono occasione di arrestare giovani ragazze solo perché ‘coperte’ in maniera sbagliata.  Forse non sai che alcune giovani donne sono in carcere e non sanno ancora quando potranno uscire accusate di ‘attentato allo stato’ solo per aver osato protestare contro il velo obbligatorio.

Forse non sai nemmeno che Shaparak Shajarizadeh una giovane donna che aveva protestato per le strade di Tehran era stata condannata a diversi anni di carcere, ha lasciato segretamente l’Iran ora vive in Canada. Mi scrive ogni giorno e mi racconta quando sia triste e difficile il suo esilio, la sua impossibilitá di tornare nella sua terra e di rivedere almeno anche solo per una volta prima di morire i suoi genitori. Probabilmente nemmeno sai che un avvocatessa di nome Nasrin Soutoudeh sta scondando una dura condanna lontana dai suoi affetti, solo per aver difeso queste ragazze che avevano semplicemente manifestato contro il velo obbligatorio.

Dunque cara Silvia, quando dici Il velo é Libertá da una parte avrai anche ragione, sperando che tu sia stata libera di sceglierlo, dall’altra la ritengo un offesa contro chi non ha libertá.  Ho anche azzardato l’idea che il tuo modo di agire qua in Italia non sia una tua scelta libera, ma che tu voglia dimostrare a chi hai lasciato da quelle parti, che stai facendo esattamente quello che loro ti hanno chiesto di fare. Perché vedi rilasciare un’intervista a un giornale musulmano, sembra un pó propaganda. Mi auguro che nel tuo nuovo percorso tu possa trovare davvero tutto quello che non avevi quando non eri musulmana. Spero che proprio nella tua condizione di donna ‘libera’ possa dedicare tempo a quelle donne che non hanno avuto la tua stessa fortuna di essere libere e sono ‘imprigionate’ ormai da oltre 40 anni in un abbigliamento che gli viene imposto. Infine mi auguro che un giorno qualora tu dovessi abbandonare il tuo cammino di fede non ti senta obbligata a darci giustificazioni, e stai pur sicura che se la tua anima é buona si riconoscerá anche senza il velo.

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