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Cento di questi anni, cara Franca 

 
E così ce l’ha fatta, l’eterna Franca Valeri, a togliersi la soddisfazione di far cento! Franca Maria Norsa, questo il suo vero nome, nata a Milano il 31 luglio di un secolo fa, raggiunge il prestigioso traguardo dopo aver molto vissuto, molto scritto, molto recitato e dopo essersi inventata il personaggio cult della signorina snob, emblema di una certa milanesità che, nelle sue mani e grazie alla sua voce inconfondibile, strappa persino un sorriso.
Non crediate che non abbia sofferto, lei, figlia di un padre ebreo, costretta a subire l’atrocità delle Leggi razziali e a conoscere da vicino la barbarie della guerra, non riuscendo a provare alcuna pietà per Mussolini e la Petacci appesi a testa in giù a piazzale Loreto, in quanto, per colpa del Duce, aveva patito le pene dell’inferno, al pari della sua famglia.
Schietta, verace, di una sincerità spesso disarmante, Franca Valeri ha ammesso con orgoglio di essersi sentita giovane solo dopo il 25 aprile, quando tutto sembrava possibile in un’Italia affamata, lacera e ridotta alla miseria ma nella quale la voglia di rinascere era, comunque, più forte di ogni avversità. Fu così che si ebbe la fioritura artistica e intellettuale degli anni successivi, il trionfo del varietà, la consacrazione di Cinecittà, considerata la Hollywood sul Tevere, la Dolce vita di Fellini, il talento comico di Sordi, la magia del neorealismo di De Sica e Rossellini e la grande commedia all’italiana, simbolo e interprete dei cambiamenti che stavano avvenendo nel costume e in una società pronta a spiccare il volo.
Franca Valeri appartiene a coloro che possono dire “io c’ero” a proposito di innumerevoli vicende, e a quanto pare non ha smarrito la sua vivacità, il suo sguardo critico sul mondo, la sua fierezza e, meno che mai, la sua innata capacità di riflettere sulla complessità delle vicende umane, individuali o collettive che siano, senza per questo scadere nella pesantezza.
A Franca Valeri va la nostra gratitudine per tutte le volte che ci ha indotto a pensare, a considerare cose e persone sotto una luce diversa, a guardarci dentro e, infine, a ridere, un’arte di cui pochi sono davvero capaci.
Reputa questo secolo noioso e non le si può dar torto: mancano le passioni travolgenti del Novecento, come se questo figlio di un gigante, pur con tutte le sue controversie, non avesse ancora trovato la propria strada.
Franca Valeri è ancora qui, resiste e non demorde. Non è tipo da arrendersi: non lo ha mai fatto e non vediamo perché dovrebbe cominciare adesso. Auguri di cuore!
P.S. Dedico quest’articolo agli ottant’anni di due grandi artisti come Ringo Starr, batterista degli immortali Beatles, e Renato Pozzetto, un altro che conosce l’arte di far ridere le persone. E, ovviamente, un pensiero va a Olivia de Havilland, scomparsa all’età di centoquattro anni dopo essere stata, per oltre ottant’anni, un’icona del cinema americano e mondiale. Inutile dire che ci mancherà.
P.S. (2) Ci ha detto addio, all’età di cento abbi, Gianrico Tedeschi. Se ne va un’icona dello spettacolo che, al pari della Valeri, ha conosciuto da vicino i diluvi del Novecento. Gli siamo grati per ciò che ha rappresentato come uomo e come attore, per i suoi insegnamenti e per essere stato testimone, fino alla fine, di ciò che non deve più ripetersi. Un simbolo di umanità in una stagione che sembra esserne sprovvista.

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