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Castellino e Nardulli condannati per l’aggressione ai cronisti de L’Espresso. Fnsi risarcita. Ringraziamenti e solidarietà al pm Albamonte

 

Sono stati condannati a cinque anni e mezzo di reclusione ciascuno gli esponenti Giuliano Castellino e Vincenzo Nardulli, entrambi ritenuti dal Tribunale di Roma, presieduto da Giuseppe Mezzofiore, penalmente responsabili dell’aggressione avvenuta il 7 gennaio 2019 in danno di Federico Marconi e Paolo Marchetti che quel giorno stavano realizzando per L’Espresso un servizio sulla manifestazione in ricordo di Acca Larentia. Il verdetto arriva a conclusione di un dibattimento nel quale sono stati ricostruiti i dettagli dell’aggressione ed è stato provato che il giornalista e il fotografo oltre ad essere stati allontanati sono stati anche privati degli strumenti di lavoro, nonché degli oggetti personali, come il cellulare. Di qui l’accusa di rapina aggravata insieme alle lesioni. Il Tribunale ha altresì stabilito il risarcimento di tutte le parti civili, quindi oltre alle vittime anche la Federazione Nazionale della stampa Italiana (2000 euro), il Gruppo Gedi L’Espresso (5000 euro) e Ossigeno per l’Informazione (2000 euro).
“Un’importante vittoria per tutto il mondo dell’informazione – ha detto l’avvocato Giulio Vasaturo che al processo ha rappresentato la Fnsi – perché è stata riconosciuta la lesione del diritto a seguire fatti di cronaca. La sentenza riconosce in pieno l’impianto accusatorio del pubblico ministero Eugenio Albamonte, cui va tutta la nostra solidarietà anche per le gravissime minacce subite in queste ultime settimane dalla destra eversiva. Viene ribadita la ferma condanna della violenza neofascista che oggi, sempre più spesso, torna a colpire la libertà di informazione”. E il Presidente e il segretario della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, in una nota, hanno ribadito il principio che li ha portati in questo e in molti altri processi che vedono come vittime giornalisti, purtroppo in numero crescente. “La condanna dei due squadristi – dicono nel documento diffuso subito dopo la lettura del dispositivo – attesta che nessuno si può permettere di calpestare l’articolo 21 della Costituzione e chi colpisce un giornalista ferisce in modo grave il diritto di tutti i giornalisti ad informare nonché il diritto dei cittadini ad essere informati. Questa storia aveva un rilievo oltremodo grave perché l’aggressione e avvenuta da parte di neofascisti nell’ambito di una manifestazione dell’estrema destra che si sta rendendo protagonista di un’escalation di attacchi contro i giornalisti”.
L’udienza di questa mattina si è tenuta a porte chiuse per le misure legate al Covid ma in piazzale Clodio c’è stato un piccolo presidio virtuale con la presenza della portavoce di Articolo 21, Elisa Marincola, e del direttore della Fnsi, Tommaso Daquanno. “Sia la condanna che i risarcimenti accordati alle parti civili dicono molto di questo processo e di come è stata considerata grave la lesione alla libertà di stampa, – sottolinea Elisa Marincola – il fatto poi che gli autori dei reati siano appartenenti all’estrema destra aggiunge ulteriori elementi di analisi, poiché sappiamo anche da altri episodi che la destra profonda è ‘infastidita’ dalla libertà di stampa. Un ringraziamento va certamente anche al pubblico ministero Eugenio Albamonte per la ricostruzione rigorosa dei fatti e per l’impianto accusatorio che ha saputo rendere la gravità dell’accaduto. Esprimiamo anche solidarietà per i ripetuti attacchi subiti dal magistrato negli ultimi tempi proprio per le sue indagini sulle formazioni di estrema destra”.

Ad attendere la sentenza sempre in piazzale Clodio c’era anche un gruppo di appartenenti a Forza Nuova, tra cui il leader Roberto Fiore che ha seguito tutte le fasi del processo in una sorta di prova muscolare con la libertà di informare.

(nella foto Giuliano Castellino)

 

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