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Siamo davvero tutti con Jacopo Iacoboni? I sovranisti no

 

Tutti i giornalisti si sono mobilitati in difesa di Jacopo Iacoboni dopo la lettera contenente una gravissima frase intimidatoria, ossia “Chi scava la fossa per un altro ci cadrà dentro lui stesso”. Non una difesa di categoria, bensì della libertà di informazione. Ma davvero siamo “tutti”? O manca qualcuno?  “Primato nazionale” il quotidiano che si autodefinisce “sovranista”, per esempio, manca. In un paio di articoli usciti in queste ore si capisce da che parte sta e non è la stessa di Iacoboni né della Fnsi o dei  moltissimi colleghi che in questo momento stigmatizzano l’intervento del portavoce del Ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov , circa le accuse rivolte al giornalista de La Stampa. Tutto, come si sa, è partito da un’inchiesta di Iacoboni sugli aiuti della Federazione russa all’Italia e sul ruolo della delegazione arrivata per l’emergenza. Il Ministero della Difesa russo, sostanzialmente, ha definito bufale quelle inchieste perché è stata mantenuta la riservatezza sulle fonti, cosa apprezzata e praticata in Italia per le inchieste delicate. Ma il punto è che pure il Primato Nazionale non ci va leggero con le inchieste giornalistiche di Iacoboni. Anzi, in uno dei due articoli dedicati in queste ore alla vicenda si legge: “… Jacopo Iacoboni, giornalista da sempre vicino al Pd e collaboratore del think tank americano Atlantic Council (il cui scopo è ‘promuovere la leadership americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo’)”. Ecco qui: la teoria del complotto è servita.

“…il prode Iacoboni  – scrive ancora il Primato Nazionale – arriva a paragonare l’arrivo degli aiuti sanitari russi a Pratica di Mare con l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, facendo sorridere l’Ambasciatore Razov che ironizza: ‘Concedetemelo, è semplicemente un parallelo fuori luogo e come si dice non sta né in cielo né in terra”. Perché tanta  velenosa ironia, se così  la vogliamo definire? Perché la lettera del portavoce russo relativa all’emergenza coronavirus e agli aiuti , in realtà, sta già virando da un’altra parte, verso lo scacchiere politico ed economico in Europa e in generale nel mondo. A questo stanno già pensando i sovranisti, pure quelli italiani naturalmente. Il concetto è così riassumibile: se l’Unione Europea sta facendo la faccia dura verso l’Italia tanto vale stare con la Russia ed è anzi giunta l’ora di essere più amici dei russi, magari anche di togliere le misure restrittive adottate sei anni fa. Val la pena, a questo punto, ricordare il motivo per cui furono adottate quelle misure. Dal marzo 2014 l’UE ha imposto gradualmente misure restrittive nei confronti della Russia in risposta all’annessione illegale della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina. In seguito c’è stato sempre qualcuno, anche in Italia, che ha suggerito alleggerimenti, revisioni, dando addosso all’Unione Europea. In Italia i sovranisti si sono spinti più volte in quella direzione ma che si arrivasse ad ammorbidire l’incredibile minaccia alla libertà di stampa solo per poter riproporre un’attenuazione di quelle misure economiche, questo no, non si poteva immaginare. E men che meno che ciò accadesse nel bel mezzo di una emergenza sanitari internazionale senza precedenti.

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