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Nuova allarme per i cronisti della provincia di Caserta. Il caso Lubrano

 
Un’articolata informativa degli investigatori dell’Arma dei carabinieri lancia l’allarme sull’estrema pericolosità di Giuseppe Lubrano, appartenente alla famiglia mafiosa che tiene in pugno Pignataro Maggiore, famigerata città conosciuta quale “Svizzera dei clan”. Nel documento – che ora è sul tavolo dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli – Giuseppe Lubrano viene definito soggetto appunto pericoloso, capace di commettere qualsiasi azione delittuosa. I carabinieri, dopo avere tra l’altro ricordato che è figlio del capo storico dell’omonimo clan camorristico (il defunto “don” Vincenzo Lubrano), sottolineano che Giuseppe Lubrano, di pessima condotta morale e civile, ha assunto un ruolo di rilievo nella potente cosca mafiosa soprattutto dopo la morte del fratello Lello Lubrano, ucciso in un regolamento di conti con il “clan dei casalesi” il 14 novembre 2002.
Giuseppe Lubrano, aggiungiamo noi – ben lo sanno anche gli investigatori dei carabinieri e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia-, con il fratello Gaetano Lubrano è pericoloso sempre e comunque, ma soprattutto per i giornalisti. Giuseppe Lubrano (pregiudicato, già sottoposto a sorveglianza speciale) e Gaetano Lubrano, come è noto, sono stati condannati in primo grado per violenza privata con l’aggravante camorristica ai danni del giornalista e scrittore Salvatore Minieri. E come in precedenza il padre “don” Vincenzo Lubrano, Giuseppe e Gaetano Lubrano – sulle orme pure del fratello Lello, politicamente molto attivo – svolgono a Pignataro Maggiore con le intere famiglie mobilitate un’intensa azione a sostegno della classe politica locale, che è la più collusa dell’intera provincia di Caserta. Molto importante al riguardo quanto emerso nelle inchieste del giornalista Enzo Palmesano, vittima di reato di tipo mafioso.

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