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Il modus agendi della Russia sulla libertà di espressione. Giulietti (Fnsi): parole del generale simili a quelle della mafia

 

No, non è solo l’attacco ad un giornalista e ad un paio di inchieste. E’ una filosofia, un certo modo di considerare l’informazione ciò che si intravvede perfettamente dalle parole  del generale russo Igor Konashenkov relative all’inchieste di Jacopo Iacoboni pubblicate dal quotidiano La Stampa e che hanno lasciato il segno in questi giorni terribili di emergenza sanitaria. I giorni in cui c’è più bisogno di informazione precisa, scientifica e indipendente, libera come la Russia non sa accettare a casa sua e dunque applica la medesima filosofia anche in altri Paesi. Con la voglia e il tentativo di includere anche l’Italia. Molte le reazioni e le preoccupazioni scaturite da quella che è una vera e propria minaccia alla libertà di espressione, che in Italia è garantita dalla Costituzione, oltre che a Iacoboni e a La Stampa. “Chi scava la fossa poi ci cade dentro”, ha detto il generale. Parole così simili a quelle pronunciate dalla mafia e che in Italia hanno portato alla protezione di oltre venti giornalisti. “Una frase non tollerabile – ha detto questa mattina il Presidente della Federazione nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti nel corso di un’intervista a Rainews24 proprio sul caso Iacoboni, anzi sul caso Russia – perché fa il paio con le minacce mafiose a tanti giornalisti italiani. E perché non è accettabile da un paese straniero che, evidentemente, non tiene conto della Costituzione e dell’articolo 21 sulla libertà di espressione che qui da noi c’è; mentre, è purtroppo il caso di ricordare, in Russia i giornalisti vengono uccisi e lì la libertà di stampa è ridotta al lumicino”.

“L’Unione Europea, tramite il commissario ai diritti umani Dunja Mijatovic ha appena fatto notare che in Russia e in Ungheria ci sono leggi sproporzionate che minano la libertà di stampa – ha aggiunto Giulietti – e ciò rende ancor più inaccettabili lezioni sul buon giornalismo fatte dal generale a nome del suo Paese. Ovviamente la Fnsi non si ferma qui e continuerà a sollecitare le scuse di questo signore a Iacoboni e a tutti i giornalisti italiani, i quali non si fermeranno cerro per quella frase e, sono sicuro, andranno avanti per capire se ci sono interessi della Russia, se sono opachi e perché ci troviamo di fronte ad affermazioni di quel genere”.

Su Radio Radicale l’intervista a Beppe Giulietti.

https://www.radioradicale.it/scheda/602530/le-minacce-del-governo-putin-a-jacopo-iacoboni-e-i-diritti-al-tempo-del-covid

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