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Coronavirus. Allarme mafia ma anche disgregazione sociale

 

Ha fatto notizia che le mafie sarebbero interessate ad approfittare delle attuali difficoltà delle imprese col loro comportamento predatorio soffiando sul disagio sociale accresciuto dall’attuale pandemia. L’allarme, visti i precedenti, può durare poco nonostante le sollecitazioni del movimento antimafia, delle istituzioni specializzate nel contrasto alla criminalità organizzata. Il pericolo “mafie” è storicamente strutturale nel nostro sistema-paese. Esso deve essere combattuto, senza accomodamenti, quotidianamente e non solo nelle emergenze più evidenti (dalle stragi agli assassini politico-mafiosi eclatanti sino all’attuale disagio). Gli strumenti istituzionali, le norme giuridiche, la consapevolezza sociale per prevenire e contrastare le mafie ci sono: dalla legge Rognoni-La Torre e sue integrazioni agli efficienti strumenti repressivi alla vigilanza del movimento antimafia presente in tutto il paese.

Lo Stato c’è e sin’ora è riuscito a far indietreggiare le mafie, ma non sempre c’è stata tutta la classe politica oltre i momenti emergenziali. Ripetiamo ancora una volta, per responsabilità politica non si sono adeguatamente perseguite la corruzione, l’evasione fiscale; alleviate le condizioni di povertà e disuguaglianza, di lavoro nero, d’illegalità diffusa, di scambio elettorale politico-mafioso, tutte concause e brodo di coltura per la riproduzione delle mafie.

Da tempo è noto, grazie ai processi giudiziari, il condizionamento criminale specialmente su alcune filiere economiche come quelle agroalimentari, dei trasporti, dei lavori pubblici, della sanità pubblica, dei servizi cimiteriali; da qui deve prendere spunto l’intervento pubblico strutturale nazionale, regionale, locale per impedire ogni forma di illegalità, liberandone i soggetti sociali più deboli, con la consapevolezza che le mafie non hanno rinunciato anche ai loro lucrosi affari illeciti del narcotraffico, dell’usura, delle estorsioni con i quali “soccorrere” le imprese e le famiglie in difficoltà aggravate dall’epidemia. In questo quadro, le mafie debbono essere non soltanto represse, ma soprattutto prevenute con una applicazione rapida delle misure annunciate dal governo di sostegno creditizio e fiscale alle imprese, di tutela e soccorso dei lavoratori, dei disoccupati e dei soggetti senza alcuna protezione sociale (precari, lavoratori in nero, poveri assoluti, emarginati). L’obiettivo è far superare a tutti questi soggetti la fase più critica e avviare contemporaneamente le misure di rilancio dell’economia. Naturalmente prima la salute e la vita delle persone senza le quali l’impresa e la società umana non esisterebbero.

La questione “mafie”non può essere oggetto di attenzione non solo delle istituzioni e istituti specializzati, ma di tutta la classe dirigente nazionale e locale che invece manca di un’analisi condivisa della sua pericolosità democratica. Non basta limitarsi alla condanna formale quando occorre un comportamento concreto di ripudio assoluto. Comprendiamo benissimo la difficoltà di raggiungere un’identità di vedute tra i sostenitori della “democrazia illiberale” alla Orbàn e i sostenitori della nostra Costituzione.

Quest’osservazione ci porta al tema del comune futuro del nostro paese e dell’UE: uno senza l’altro non si salva. Senza politiche comuni di contrasto allo sviluppo diseguale tra Nord e Sud, alla povertà e alla crisi del welfare, crescerà l’ingiustizia e la disuguaglianza sociale col pericolo di trasformarsi in rabbia e fare indietreggiare il sistema democratico occidentale rafforzando anche le mafie.

Un nuovo fascismo? Sicuramente una nuova e originale forma autoritaria capace di utilizzare la tecnologia digitale non solo per mappare i contagiati dal Covid19 (com’è necessario), ma anche limitare e le libertà individuali e sociali. Un moderno Grande fratello fino a ieri fantascientifico, oggi concretamente realizzabile.

Per fortuna lo spirito di comunità solidale che la crisi ha sprigionato e fatto emergere dalla società civile ci informa che essa è molto più avanti di quella politica e aspetta solo una leadership collettiva capace di organizzarla e rappresentarla degnamente.

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