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Turchia, arrestati quattro giornalisti che coprivano emergenza migranti. E a Istanbul finisce in carcere il direttore di Oda Tv

 

Ancora arresti. Ancora giornalisti imbavagliati dal presidente Recep Tayyp Erdogan. Dal 29 febbraio a oggi le autorità turche hanno disposto il fermo di almeno quattro giornalisti nella provincia occidentale di Edirne, che stavano coprendo la nuova emergenza migranti con il racconto del flusso dei rifugiati dalla Siria attraverso la Turchia. I colleghi İdris Sayılgan e Naci Kaya dell’agenzia di stampa pro-curda Mezopotamya, il giornalista Rawin Stêrk E l’operatore Mehmet Şirin Akgün del giornale online iracheno-curdo Rudaw, sono stati arrestati con l’accusa di diffusione di notizie false.
Secondo quanto riferito da Rudaw e dall’agenzia di stampa Mezopotamya la polizia ha accusato i giornalisti di aver filmato in una zona proibita.
Nelle stesse ore, a Istanvul, veniva prelevato dalle forze di sicurezza e portato in carcere Barış Terkoğlu, giornalista e direttore di Oda Tv.
La sua ‘colpa’? Aver raccontato sul sito della testata un’inchiesta sui soldati turchi morti in Libia.
Una repressione dell’informazione libera a 360 gradi, che va dal fronte interno alla copertura di eventi al di fuori della Turchia ma che la coinvolgono.
Tra i fermati anche il fotografo freelance Bradley Secker, cittadino britannico, rilasciato dopo alcune ore.
Molti altri operatori dell’informazione sono stati sottoposti a controlli e interrogatori, sempre ad Edirne. Il giornalista freelance Tuba Demir ha twittato nella mattinata di ieri di essere stata presa in custodia. Verso le 22 ha ripreso a scrivere su Twitter affermando di credere che almeno 20 giornalisti fossero stati sottoposti allo stesso trattamento.
Nel frattempo sono stati rilasciati il caporedattore e i tre collaboratori dell’agenzia stampa russa Sputnik.
Tra le pubblicazioni contestate a Mail Boztepe quella dal titolo ‘La provincia rubata’, in cui parlava del distretto di Hatay, annesso alla Turchia nel ’39, dopo che era stata sotto il mandato francese in Siria e Libano.
Per questo lavoro erano già stati fermati anche tre collaboratori di Sputnik, rilasciati, come Boztepe, solo dopo una telefonata tra i ministri degli Esteri Mevlut Cavusoglu e Serghiei Lavrov.
La polizia turca nei giorni scorsi, otre a perquisire la sede di Isranbul di Sputnik e a fermare i quattro giornalisti, aveva arrestato altre decine di cronisti di testate filocurde, tutti accusati di propaganda del terrorismo.

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