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Pubblico è bello. Soprattutto se si parla del Servizio Sanitario Nazionale

 

Pubblico è bello. Soprattutto se si parla del Servizio Sanitario Nazionale, che cura tutti, anche chi verrebbe cacciato da cliniche private perché indigente. Dopo anni di cultura della privatizzazione, il Codiv19 sta facendo toccare con mano che la protezione vera c’è solo dove l’interesse generale è più importante del profitto. E chi ha smantellato i servizi pubblici in questi anni nel nome del mercato, deve rivedere le proprie posizioni. Certo, questo non vuol dire chiudere gli occhi su corruzione e abusi, ma nessuno può più prendere a pretesto queste piaghe, per amputare il pubblico invece di sanarlo.

Questa riscoperta ne sta innescando un’altra: l’ampliamento del perimetro di dedizione verso gli altri. La foto dell’infermiera stremata ha colpito al cuore – come solo le immagini sanno fare – il concetto dell’egoismo opportunista, che molte persone ritengono l’unica difesa e giustificazione in un mondo dove ognuno si fa i fatti propri. Per queste persone il perimetro di dedizione è se stessi o al massimo la famiglia e impegnarsi per sconosciuti è solo spreco. Ebbene, quella foto ha smentito il concetto familista dell’auto-protezione privata, rilanciando invece l’adempimento dei doveri pubblici come forma potente di tutela collettiva.
Usciremo migliori da questa crisi? Io credo di sì.
E forse pagheremo persino le tasse con più consapevolezza, come avviene in una nazione coesa, che se l’è vista brutta, ma si è salvata insieme.

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