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Accoglienza migranti, la “disobbedienza civile” delle Caritas

 
Caritas Ambrosiana e le Caritas lombarde hanno continuato ad ospitare oltre 400 migranti con protezione umanitaria, che per effetto dei decreti sicurezza dovevano essere espulsi dai centri. Gualzetti: “Abbiamo dato loro un’opportunità” 

di Dario Paladini

MILANO – Un gesto di disobbedienza civile: è questo il senso dei progetti di accoglienza di Caritas Ambrosiana e delle altre Caritas Lombarde destinato ai migranti con un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, che dovevano essere espulsi dai centri di accoglienza per effetto dei decreti Salvini. Caritas Ambrosiana ha continuato ad offrire posto letto, cibo, corsi di lingue, formazione al lavoro, assistenza legale e psicologica a 77 migranti (di cui 29 minori), già ospiti nelle strutture gestite per conto delle Prefetture. Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto. Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati. Anche le altre Caritas lombarde hanno disobbedito, continuando a dare ospitalità a circa 400 migranti.

Caritas Ambrosiana rivendica apertamente la scelta di disobbedire all’ordine di espellere dai centri di accoglienza alcuni dei migranti. Una decisione che viene presa, insieme alle altre Caritas lombarde, nel gennaio del 2019 quando diverse Prefetture in tutta Italia chiedono agli enti gestori dei centri di allontanare i migranti che non avevano più titolo per rimanervi in base ai decreti Salvini. “Si tratta di un gesto di disobbedienza civile che resta però nell’ambito della legalità -precisa Caritas Ambrosiana- perché, in primo luogo, le accoglienze proseguono all’interno di strutture private, in genere di proprietà delle parrocchie, senza più contributi pubblici (gli enti non candidano più quei posti nei bandi emessi dalle Prefetture) e, in secondo luogo, perché i beneficiari sono migranti già titolari di un permesso di soggiorno, quindi regolarmente presenti sul territorio nazionale”.

L’accoglienza verso i migranti con protezione umanitaria è proseguito anche grazie alle offerte arrivate al “Fondo di solidarietà per gli esclusi dall’accoglienza”, lanciato in occasione di un convegno svoltosi il 10 marzo all’interno di Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita organizzata da Terre di mezzo. Grazie al contributo di cittadini e di fondazioni benefiche il fondo in un anno ha raggiunto la somma di 560 mila euro. Le risorse si aggiungono a quelle mobilitate dell’ente diocesano a copertura dei costi. “Se avessimo dato seguito alle disposizioni del Decreto sicurezza, queste persone sarebbero oggi molto più deboli, più esposte al ricatto di sfruttatori di ogni risma e probabilmente le avremmo viste in coda ai centri di ascolto delle parrocchie -commenta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana-. Con il nostro piccolo gesto, abbiamo dato a loro un’opportunità. E oggi a conti fatti possiamo dire di aver avuto ragione. Sommessamente crediamo che questa piccola storia possa aiutare a far capire più in generale che i soldi per l’integrazione dei migranti, se spesi bene, sono un investimento non un semplice costo“.

La scelta di Caritas Ambrosiana è anche un chiaro messaggio verso l’attuale Governo. “Mi piacerebbe che fosse questo il livello del dibattito pubblico – aggiunge Gualzetti facendo riferimento alla circolare emanata dal Viminale nei giorni scorsi con la quale si ridefiniscono i compensi giornalieri per gli enti che si occupano di accoglienza -. Non si può svilire la discussione ad una mera questione di quattrini: il punto sono i servizi che devono essere offerti, perché è da quelli che dipende l’efficacia dell’intervento. Se lo scopo è l’integrazione, non ci si può limitare a fornire un alloggio. Occorrono corsi di alfabetizzazione, corsi di formazione professionale agganciati al territorio, accompagnamento sociale. Come altri soggetti seri del terzo settore noi abbiamo sempre voluto mantenere questo livello di proposta. Al di sotto del quale non ha senso la nostra collaborazione. Per questa ragione abbiamo già oggi rimodulato il nostro impegno, rivedendo la nostra partecipazione ai bandi pubblici e promuovendo un sistema privato di accoglienza. Valuteremo attentamente le novità introdotte dalla circolare per capire come procedere in futuro”.

Oggi il sistema di accoglienza della Diocesi di Milano è articolato in più progetti, alcuni ancora in convenzione con le Prefetture, altri con fondi propri. In convezione con il pubblico Cas (Centri di accoglienza straordinaria) sono attualmente assistite 268 persone. L’accoglienza è gestita da 5 cooperative in convezione con le prefetture di Milano, Varese, Como, Lecco e Monza, all’interno di strutture di proprietà delle cooperative, delle parrocchie e di privati. Altre 526 persone sono ospiti di strutture Caritas nell’ambito del Siproimi (Ex Sprar, ente titolare i Comuni): si tratta di gestiti da 3 cooperative in collaborazione con 24 Comuni del territorio. Le strutture sono in genere piccoli appartamenti di proprietà delle parrocchie o di singoli cittadini. Altri 18 migranti sono arrivati a Milano tramite i corridoi umanitari, promossi dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal governo italiano, e provengono dall’Etiopia e dal Niger. Nella diocesi ambrosiana l’accoglienza è affidata a 5 cooperative e a gruppi di volontari nelle parrocchie. Infine, Caritas Ambrosiana sta assistendo 14 profughi, salvati dalla nave commerciale Asso 25 e fatti sbarcare a Pozzallo il 7 giugno dopo l’intervento delle Conferenza episcopale italiana. Sono 14 giovani tra i 18 e i 29 anni, e oggi vivono a Venegono Superiore, nel seminario del Padri Comboniani. Da allora i percorsi di integrazione sono gestiti da una cooperativa e sono sostenuti finanziariamente dalla Cei e da Caritas Ambrosiana.

Da redattoresociale

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1 COMMENTO

  • dariap

    Giusto! Questi africani diversamente legali hanno tutti dato onestamente 4mila euro cadauno agli scafisti libici, e quindi hanno diritto ad essere mantenuti vitto ed alloggio in Italia.

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