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Un uomo a piedi scalzi. ‘Hammamet’ di Gianni Amelio

 

Gianni Amelio dopo due anni dallo struggente La tenerezza, torna nelle sale italiane con un’operazione davvero difficile e problematica. Hammamet racconta gli ultimi sei mesi di vita di Bettino Craxi, il politico forse più controverso, sicuramente più discusso, dell’Italia della Prima Repubblica. Lo statista con cui la Prima Repubblica morì, sul finire del secolo scorso.

Hammamet, in Tunisia, è il luogo che divenne il rifugio di Craxi dopo le due condanne definitive ricevute in seguito all’inchiesta Mani Pulite, il luogo dove morì ed è sepolto ed è qui che il regista ha scelto di ambientare quasi tutto il film, con un’accurata ricostruzione d’ambiente (molte scene sono state girate nella autentica casa di Craxi).

Quelle pagine di storia italiana sono ancora talmente vicine e oscure che non se ne può dare una rappresentazione definitiva. A vent’anni dalla morte, la figura politica di Bettino Craxi viene adesso analizzata e studiata sotto diversi aspetti da politologi e storici. Amelio ha scelto di occuparsene da un solo punto di vista, l’unico che sia al momento possibile: quello umano. La vicenda di un uomo che fugge dalle sue responsabilità, che si imbatte nel declino che lo ha portato a precipitare dall’apogeo del successo personale e politico alla reclusione e solitudine, e nella malattia.

Il taglio narrativo di Amelio sfronda i riferimenti precisi a fatti che ricordiamo benissimo al punto tale che nessun personaggio viene chiamato col vero nome, nemmeno lo stesso protagonista. La prima scena ritrae il Segretario del Partito Socialista, primo Presidente del Consiglio socialista in Italia, come un gigante osannato al congresso e decisamente tronfio nella consapevolezza della sua posizione. Da lì in poi, le prime avvisaglie dell’inchiesta e poi il baratro.

Il regista non prende posizione, non condanna il suo protagonista, non lo assolve, non ci racconta niente dell’episodio definitivo di quella sera all’Hotel Raphael quando Craxi venne lapidato sotto una pioggia di monetine lanciate dalla folla inferocita che lo aggrediva come “ladro dell’Italia” (primo passo di quella dilagante anti-politica populista che, vent’anni dopo rischia di far deflagrare il nostro Paese), semplicemente ci fa sentire la sua rabbia nel ricordare quel momento, come tanti altri in cui alla politica si sostituì la procura, il desiderio di fare giustizia, anche quando questa divenne sommaria.

Quei fatti vengono sottintesi senza dovere di cronaca. Ciò che il film coglie è tutto ciò che avvenne dopo all’uomo e alla sua famiglia. Per questo la sceneggiatura, dello stesso Amelio e di Alberto Taraglio, ha costruito tutta la rappresentazione attorno al ruolo del protagonista ma, anche, sulla figura dei figli, la figlia soprattutto, la moglie e, persino, l’amante.

Un magnifico, monumentale, solenne Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi. Coadiuvato da un trucco perfetto, realizzato dall’équipe di Andrea Leanza, è riuscito in un’operazione di mimesi totale, nella somiglianza, nelle espressioni del volto, nei gesti e nell’inconfondibile cadenza della voce. Toccanti le sue lacrime in qualche passaggio dove l’uomo si racconta e si auto-condanna. Toccanti perché consegnano la pietas necessaria per la sofferenza di una persona, al di là di ogni giudizio, condannato perché “Non poteva non sapere”. Il declino di una figura politica, insieme al declino di un partito e di una certa Italia, è un’occasione paradigmatica per approfondire la figura di un personaggio marchiato sempre come emblema di malvagità, “maleducato, manigoldo, malfattore, malvivente e maligno”.

Sottile e intelligente la scelta musicale di Nicola Piovani che ha composto una colonna sonora dove l’arrangiamento riecheggia in forma scordata il motivo dell’Internazionale; scordata perché insieme all’uomo erano finiti anche quell’ideologia e quel partito.

In un momento preciso del film Craxi ha un sogno, premonitore, e si vede camminare sul tetto del Duomo di Milano, fra le guglie, a piedi scalzi. Effettivamente circolavano sui periodici del tempo delle fotografie di Bettino Craxi sulla spiaggia a piedi scalzi (i detrattori le usavano per marcare negativamente la sua scelta di restare in Tunisia), ma Amelio, con questa immagine onirica, quasi felliniana, ha lasciato sullo schermo la figura di un uomo denudato da ogni protezione, vicino alla morte, solo e a piedi scalzi.

Hammamet

Regia di Gianni Amelio

Pierfrancesco Favino: Bettino Craxi

Livia Rossi: Stefania Craxi

Alberto Paradossi: Bobo Craxi

Luca Filippi: Fausto

Silvia Cohen: Patrizia Caselli

Renato Carpentieri: il politico

Claudia Gerini: l’amante

Giuseppe Cederna: Vincenzo

Colonna sonora Nicola Piovani

Fotografia Luan Amelio Ulikai

Trucco Andrea Leanza

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