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“I muri non hanno mai creato niente di buono”. L’adesione di Paolo Berizzi al “sinodo dei giornalisti”

 

Paolo Berizzi, cronista e scrittore, aderisce alla Carta di Assisi e parteciperà al Sinodo dei giornalisti perché è convinto di quanto la penna e la parola possano essere e diventare un antidoto all’odio. Non è solo una metafora. L’Italia è ammalata di odio. Un virus che sta colpendo duro un organismo già debole. La cura a questa malattia? “Informazione, conoscenza e cultura”.

Lo dice rivedendo la sua vita.  Scorrendo le pagine dei suoi anni di “professione cronista” in cui ha continuato a indagare, raccontare e scrivere di quelli che oggi vengono chiamati “fenomeni di ritorno”: la galassia neofascista nazionale e non solo che molti “distratti” hanno fatto finta di non vedere e ammettere oltre che sentire. Berizzi per il suo lavoro vive scortato. “Chi mi prende di mira o minaccia sarà comunque più debole rispetto alla potenza della parola, delle inchieste che diventano denunce. La nostra professione è al servizio della società civile che ha il dovere di sapere. La società ha la forza per cambiare le cose”. Dalla motivazione alla sua adesioni all’iniziativa che si svolgerà in Assisi Berizzi poi passa allo slogan delle stesse  giornate:”Ponti non muri”. Il giornalista sottolinea poi come  la storia stessa “racconti di quanto i muri  non abbiano mai creato niente di buono. Servirebbe e basterebbe ricordare la lezione della Storia. I governanti che hanno creduto nella costruzione dei muri hanno generato tensioni e conflitti. La genesi dell’odio”.

Odio,  la parola che sembra definire i contorni di questo nostro tempo di cui Berizzi possiede un suo personale termometro  quotidiano di misurazione: la rubrica.

“L’Italia non sta per niente bene. Malata di odio a diverse latitudini. Parteciperò al Sinodo di Assisi per dire che l’infezione va debellata  e sconfitta. Nessuno può riuscirci da solo, se isolato.  Tutti insieme”.

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