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Assassinio Qasem Soleimani. Venti di guerra fra Usa e Iran

 

L’assassinio di Qasem Soleimani ha troppi piani di lettura per essere presentato in modo esaustivo. Proviamo allora almeno a capire quali e quanti sono.

Il primo piano di lettura è quello interno all’Iran. E’ morto solo il capo dell’ala dura del regime, l’uomo che si preparava a guidarlo politicamente dopo averlo incarnato militarmente? Il primo livello è questo e certamente si sbaglia chi considera che è morto il capo dei pasdaran. Soleimani era il capo delle operazioni militari all’estero, non in patria. I suoi interessi dunque erano legati alla promozione dell’export rivoluzionario.

Il secondo piano di lettura è quello della strumentalizzazione imperiale del conflitto tra sunniti e sciiti. La notizia più importante di queste ore a me infatti sembrerebbe essere la ripresa delle proteste in Libano e in Iraq, così come erano state nei giorni scorsi. Il conflitto “religioso” tra sunniti e sciiti a quei libanesi e quegli iracheni non interessa, perché hanno capito benissimo che sono stati abbindolati da una ideologia imperiale che non ha fondamento. I matrimoni misti che nella storia accompagnano sunniti e sciite, sciite e sunnite, ne sono la meno citata evidenza. E’ stata un’ideologia di potere nata negli anni Settanta con lo schock petrolifero in campo sunnita, riempiendo le tasche di una borghesia oscurantista,  e con il golpe khomeinista in Iran, riempiendo le tasche dell’apparato militar industriale dei Pasdaran,  a creare un conflitto imperiale, di potere, usando l’arma della religione. Di questo uso imperiale della religione il generale Soleimani è stato il massimo interprete. Le sue gesta in Libano, Iraq e Siria hanno scavato un solco profondo come quelle di al-Zarqawi e suo “figlio”  al-Baghdadi. L’odio generato da questi tre figuri e dalla loro bestiale ferocia non può essere sottaciuto. Stragi di bambini, violenze efferate, erano funzionali non solo alla vittoria ma anche a scavare un solco irrimediabile a livello di popolazione. Dunque quanto accade in queste ore nelle piazze di Beirut e di Baghdad è la riprova del fallimento di tutti e tre. I popoli oggi dimostrano di aver  capito e lo hanno dimostrato unendosi in piazza, accantonando i solchi che al-Zarqawi, al-Baghdadi e Soleimani hanno scavato.

Arriviamo così al terzo piano di lettura, il tipo di Islam che Soleimani incarna, o per meglio dire ha incarnato, più di tantissimi altri. E’ una miscela tanto esplosiva quanto sottovalutata: l’Islam incarnato da Soleimani è socialmente reazionario e politicamente eversivo. Questo connubio è alla base della miscela esplosiva del khomeinismo, ma ha trovato nel generale il suo volto “guevarista” che ha sedotto molti giovani non musulmani, ma quelli malati di antiamericanismo. Che dietro l’antiamericanismo di Soleimani si nascondesse una reazione sociale ancorata a una visione retriva della società e dei suoi equilibri a loro non interessa. In lui hanno visto il “Guevara” del nuovo antiamericanismo viscerale, quello che può essere di destra e di sinistra.

Ed eccoci così all’ultimo piano di lettura: l’assassinio per mano degli Stati Uniti di Donald Trump, l’amico dei sauditi che dichiara di averlo fatto per proteggere l’interesse nazionale. Qui c’è un pericolo enorme: fare del “macellaio” un eroe internazionale di tutto il variegato mondo anti-sistema, eversivo nel cuore ma che alle volte si pensa rivoluzionario equivocando sul significato delle parole.

Il segretario di stato Mike Pompeo ha tentato di correggere il suo superiore, ricordando che molti arabi hanno esultato per l’eliminazione di un uomo che nella loro vita è stato un carnefice, il carnefice dei loro figli, delle loro mogli, dei loro padri. Ma siccome la politica estera americana a queste popolazioni non ha dato e non darà alcuna attenzione le dichiarazioni di Pompeo dureranno pochi minuti.

Si arriva così ad un post-piano di lettura che dovrebbe riguardarci tutti: cosa significa il Medio oriente per l’informazione e la cultura d’oggi. L’assassinio e le reazioni all’operazione militare che ha portato all’eliminazione del generale Soleimani lo indicano chiaramente: il Medio Oriente serve ad alimentare la teoria dello scontro di civiltà, basta. I corpi maciullati da Soleimani e dai suoi analoghi opposti non hanno alcun ruolo, per noi come per tantissimi altri. Le piazze di Beirut e Baghdad contano molto di più di questo generale che sarà certamente sostituito da un altro, mentre quelle piazze sono insostituibili. Ma nel racconto del mondo spariscono. Allo scontro di civiltà loro non servono, anzi.

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