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Prima udienza blindata per l’omicidio di Jan Kuciak. Fondamentali le dichiarazioni di un pentito, ora sotto protezione

 

La prima udienza del processo per l’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak e della compagna, Martina Kusnirovà, è andata. Tappa iniziale di quello che si annuncia un processo per niente semplice e dove il principale imputato, l’oligarca Marian Kocner, si è presentato indossando un giubbotto antiproiettile, in un Tribunale blindato dalle forze di polizia per  motivi di sicurezza. Kocner, già indagato per frode e altri reati assai gravi, è considerato il mandante del delitto, mentre rispondono direttamente dell’assassinio  Alena Zsuzsova (ex interprete dell’oligarca coimputato), Tomas Szábo e Miroslav Marcek. Le pene previste vanno da 25 anni all’ergastolo ma l’impalcatura dell’accusa sarà certamente attaccata dagli avvocati difensori, poiché la prova cardine è rappresentata dalle dichiarazioni dell’unico pentito del commando che procedette all’esecuzione il 21 febbraio del 2018. Il teste Zoltan A. vive sotto protezione e non è stato rivelato il nome per intero per tutelare la sua incolumità. L’uomo ha accettato di parlare in cambio di alcune attenuanti. Il processo si volge nel Tribunale di Pezinov e la Corte penale è presieduta dal giudice Ruzena Sabova; i lavori si svolgono sotto lo stretto cordone di sicurezza di agenti incappucciati a dimostrazione della delicatezza della fase processuale che è in atto e del contesto nel quale si suppone sia avvenuto l’omicidio del giornalista che indagava sui legami tra il  mondo politico alcune imprese e la criminalità organizzata. Tra gli elementi di prova raccolti ci sarebbe anche un’attività di spionaggio e sorveglianza messe in campo prima dell’omicidio e nelle quali era previsto il pedinamento di Jan Kuciak. Sono molte, troppe le similitudini, con il caso di Daphne Caruana Galizia e anche nella vicenda slovacca si staglia sullo sfondo l’ombra pesante di poteri politici ed economici che temono la verità su quanto accade in alcune aree dell’Unione Europea dove si incrociano gli affari della criminalità organizzata e di amministratori corrotti.

(Nella foto di Repubblica Marian Kocner)

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